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Minerva Web
Rivista online della Biblioteca "Giovanni Spadolini"
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
Venti anni di apertura al pubblico della Biblioteca del Senato
n. 71 (Nuova Serie), febbraio 2023

In ricordo di Maria Teresa Bonadonna Russo

Il 27 dicembre scorso è scomparsa Maria Teresa Bonadonna Russo (1931-2022). Dal 1963 funzionaria presso la Biblioteca del Senato e successivamente direttrice della stessa fino al suo pensionamento, il suo rapporto con la biblioteca non ha mai subito vere interruzioni, in quanto assidua frequentatrice delle nostre sale anche dopo la pensione. Le avevamo anche riservato una scrivania dove portava avanti i suoi numerosi studi, leggendo, annotando e prendendo appunti. Fonte inesauribile di aneddoti e informazioni, nonché stimolo costante per le attività e per le acquisizioni della biblioteca, la Bonadonna Russo è stata sicuramente tra le persone che conoscevano più approfonditamente le raccolte. La sua memoria visiva delle collocazioni dei volumi veniva talvolta messa in crisi dagli spostamenti delle sezioni tra le sale e nei magazzini, che infatti giudicava sempre con severità. In un articolo del 2019 di MinervaWeb, n. 53, n.s., è possibile leggere una intervista in cui ci raccontava alcuni passaggi dell'esperienza lavorativa alla Biblioteca del Senato, nonché la sua visione della biblioteca come luogo degli studiosi e dei bibliotecari come formatori delle future generazioni di ricercatori. Ne traccia un ricordo il dottor Sandro Bulgarelli, già direttore della Biblioteca del Senato, giovane funzionario ai tempi della direzione della Bonadonna Russo, che ha mantenuto nel tempo con lei un rapporto di profonda stima e amicizia.

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Maria Teresa Bonadonna Russo ha sempre strutturato la sua intensa attività intellettuale, come studiosa e bibliotecaria, secondo principi e metodi insoliti ma paradigmatici.

Il suo modello culturale di riferimento è stato infatti il grande intellettuale (un po' controriformista) del Seicento, erudito e ricercatore curioso e competente. Il salto temporale all'indietro, rispetto al mondo contemporaneo, non deve stupire. Per Maria Teresa Bonadonna si è trattato, fin dall'inizio della sua attività, di una scelta deliberata e consapevole. Per sua esplicita e dichiarata ammissione, la conoscenza dettagliata della Roma barocca le consentiva di immedesimarsi nel mondo di allora, quasi vivendolo e percependolo come contemporaneo e presente.

Scherzando, amava compiacersi di non aver mai varcato, salvo casi veramente eccezionali, i confini dello Stato pontificio.

Non a caso, si adatta perfettamente a Maria Teresa Bonadonna la descrizione che Gino Benzoni fa dell'erudito del Seicento: «c'è lavoro per tutti. Epigrafi da decifrare; monete da interpretare [...]; vecchie storie municipali da riesumare; lessici da approntare; cataloghi da preparare; collezioni da sistemare; cartulari conventuali da trascrivere e annotare; pergamene da regestare; archivi da esplorare, riordinare, inventariare; manoscritti da attribuire; datazioni da rivedere; istituti giuridici da illustrare; antichissime leggende da ripescare; rarità bibliografiche da salvare [...]; genealogie da ricostruire» (in Gli affanni della cultura. Intellettuali e potere nell'Italia della Controriforma e barocca).

È sufficiente scorrere il catalogo della Biblioteca del Senato per riconoscere, tra le novantaquattro schede tutte relative a pubblicazioni della nostra autrice [ndr in realtà il numero dei suoi scritti è superiore se si tiene conto degli articoli e dei contributi che non presentano una scheda di spoglio nel nostro catalogo], una vasta attività comprensiva di tutte le materie enumerate da Gino Benzoni (che si riferisce peraltro a una pluralità di autori e non solamente, come in questo caso, a un solo autore).

Dalla edizione e cura di opere significative (come Racconto delle cose più considerabili che sono occorse nel governo di Roma di Giovanni Battista Spada, 2004; ovvero la Vita di San Filippo Neri di Antonio Gallonio, 1995; o anche il Compendio delle cose della città di Velletri di Ascanio Landi, 1985), ai regesti di molti archivi (come i Regesti dell'Arco oscuro, 1997; e i Regesti dell'Acqua Acetosa, 2011), all'attenzione per i reperti archeologici (come Archeologia a Velletri nel secolo XVIII e la scoperta della Pallade, 1982), alla ricostruzione di una miriade di fatti e personaggi storici, ricorrendo a una ampia tipologia di fonti. A titolo meramente esemplificativo: Figure minori del Cinquecento romano, 1987; Monsignor Alessandro Borgia di Velletri, 1988; Un parente dimenticato di G.G. Belli, 1992; Figurine napoleoniche, 1994; Donna Anna Colonna Barberini, 1999.

Un tema cui Maria Teresa Bonadonna ha dedicato gran parte della sua attività, affrontandolo da più punti di vista, anche in questo caso ricorrendo a ogni tipo di fonte, è la vita di S. Filippo Neri e la storia dell'Oratorio da lui fondato, comprendendo anche la Biblioteca Vallicelliana e l'estensione a Napoli all'epoca di Bernardo Tanucci. I contributi sono innumerevoli come il catalogo della Biblioteca del Senato può testimoniare.

Ma è stato il mestiere di bibliotecaria a impegnarla con continuità, accuratezza, meticolosità. Accanto alle pubblicazioni più importanti (Diario dell'anni funesti di Roma, 1995, edizione critica di un manoscritto anonimo relativo al triennio giacobino visto da parte papalina; Storia della Biblioteca del Senato 1848-1950, 2005, una vera miniera di informazioni) occorre tenere conto del lavoro corrente, svolto con acribia e assiduità, che si realizza nell'incremento e nell'integrità delle raccolte, nella costruzione del catalogo cartaceo (particolarmente ricco di spogli). È questa fondamentale eredità che Maria Teresa Bonadonna ha consegnato alle generazioni successive, rendendo possibile la trasformazione della Biblioteca del Senato da riservata ai parlamentari e a pochi studiosi a biblioteca aperta al pubblico, secondo un progetto voluto e avviato da Giovanni Spadolini e portato a termine da Marcello Pera, presidenti del Senato.

Il paradosso è che, per formazione culturale e per collocamento temporale in epoca barocca, Maria Teresa nel suo intimo avrebbe voluto probabilmente lasciare la biblioteca, riservata, in Palazzo Madama. E certamente non avrebbe voluto la trasformazione del catalogo da cartaceo a digitale: è nota la sua polemica contro 'le macchinette'. Ma ha avuto il merito di accettare di buon grado le novità.

Anche per questo ci piace ricordarla come una Antonio Magliabechi del ventesimo secolo.

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