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Assemblea - XVIII Legislatura

ORDINE DEL GIORNO

Martedì 5 luglio 2022

alle ore 16,30

448a Seduta Pubblica

I. Ratifiche di accordi internazionali (elenco allegato)

II. Discussione di mozioni su interventi per la salvaguardia dell'apicoltura italiana(testi allegati)



RATIFICHE DI ACCORDI INTERNAZIONALI

1. Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e l'Istituto forestale europeo riguardante lo stabilimento in Italia di un ufficio sulla forestazione urbana, con Allegato, fatto a Helsinki il 15 luglio 2021 (approvato dalla Camera dei deputati) - Relatore AIMI (Relazione orale) (2561)

2. Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, con Allegati, fatta a Stoccolma il 22 maggio 2001 (approvato dalla Camera dei deputati) - Relatore IWOBI (Relazione orale) (2560)

3. Ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019 - Relatore PORTA (Relazione orale) (1377)

4. Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e l'Organizzazione europea di diritto pubblico riguardante lo stabilimento di un Ufficio in Italia, con Allegato, fatto a Roma il 23 giugno 2021 (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) - Relatore FERRARA (Relazione orale) (2342-B)

5. Ratifica ed esecuzione del Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese per una cooperazione bilaterale rafforzata, fatto a Roma il 26 novembre 2021 (approvato dalla Camera dei deputati) - Relatore LUCIDI (Relazione orale) (2632)


MOZIONI SU INTERVENTI PER LA SALVAGUARDIA DELL'APICOLTURA ITALIANA

(1-00351) (5 maggio 2021)

VALLARDI, BERGESIO, SBRANA, RUFA, ZULIANI, PIANASSO, IWOBI, PISANI Pietro, MARIN, DORIA, ROMEO, PELLEGRINI Emanuele, MONTANI, AUGUSSORI, RIPAMONTI, CANDURA, FAGGI, LUNESU, CAMPARI, PIZZOL, URRARO, PIROVANO, BRIZIARELLI, ALESSANDRINI, PERGREFFI, SAVIANE, FERRERO, RICCARDI, TESTOR, CANTU', LUCIDI, SAPONARA, MOLLAME, FREGOLENT - Il Senato,

premesso che:

la data del 20 maggio 2021 è stata scelta per celebrare la terza giornata mondiale delle api che, istituita nel 2017 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul ruolo fondamentale di questi insetti per l'equilibrio degli ecosistemi, la tutela dei territori e la sicurezza alimentare;

i cambiamenti climatici, che si manifestano con eventi atmosferici sempre più estremi, rappresentano una seria minaccia per la specie delle api, oggi fortemente a rischio anche a causa di diversi altri fattori come l'uso eccesivo dei pesticidi e l'inquinamento;

in Europa è a rischio di estinzione una specie di api su 10 e negli ultimi 5 anni sono andati persi 200.000 alveari. La scomparsa di questi insetti metterebbe a rischio la riproduzione del 78 per cento delle specie di fiori selvatici e dell'84 per cento delle specie coltivate nell'Unione europea, rappresentando un danno incalcolabile per la conservazione della biodiversità, nonché per la tenuta della catena alimentare, a cominciare dal comparto agricolo;

se pure durante l'emergenza epidemiologica da COVID-19 il consumo di miele in Italia è aumentato di circa il 44 per cento, tuttavia la produzione interna non riesce a soddisfare la domanda, a causa della notevole riduzione delle fioriture dovuta al cambiamento del clima; nel 2019, infatti, la produzione nazionale è arrivata a 15 milioni di chilogrammi a fronte di un quantitativo di quasi 25 milioni di chilogrammi di miele importato durante il medesimo anno dall'estero, in primo luogo dalla Cina;

se nel mondo la produzione di miele diminuisce, nel 2019, soltanto in Italia essa è scesa del 50 per cento per un valore di 70 milioni di euro, in Cina si assiste viceversa ad un suo incremento ininterrotto, anche in conseguenza del mancato rispetto degli standard europei di produzione, con conseguente minaccia per la competitività del comparto in tutta Europa;

dalla Cina arrivano in Europa, e quindi in Italia, circa 80.000 tonnellate di miele prodotto senza l'utilizzo delle api mellifere; si tratta di un miele contraffatto e difficilmente rilevabile ai controlli alle frontiere;

in Cina, inquinamento, deforestazione ed impiego di pesticidi hanno fortemente ridotto la popolazione delle api; per fronteggiare tale decremento, l'uomo si è letteralmente sostituito in alcune delle fasi produttive, quali ad esempio deumidificazione e maturazione, determinando un'alterazione del naturale equilibrio di produzione del miele, anche attraverso l'impiego di quantità di sciroppo di zucchero superiori al consentito, contravvenendo alle norme europee in termini di standard di produzione e di sicurezza e qualità del prodotto;

ciò costituisce una vera e propria contraffazione, la quale determina una notevole perdita delle proprietà nutrizionali del prodotto, comportando allo stesso tempo possibili rischi per la salute dei consumatori;

tale forma di concorrenza, viziata dalla contraffazione, è fortemente penalizzante per l'apicoltura italiana, la quale si fonda invece sul rispetto dei naturali cicli biologici di produzione, i quali garantiscono la realizzazione di un prodotto di altissima qualità, in ragione della quale il suo prezzo medio di produzione è di 3,99 euro al chilogrammo, contro circa 1,24 euro al chilo di quello cinese. La concorrenza al miele made in Italy ad oggi non arriva soltanto dalla Cina, con oltre 2.500 tonnellate, ma anche dai Paesi dell'est Europa, come l'Ungheria, che immettono sul mercato oltre 11.300 tonnellate di miele di dubbia qualità;

questo evidente squilibrio di mercato genera un impatto negativo sull'agricoltura italiana, che dipende per oltre il 70 per cento delle principali colture agricole dalle api nella loro funzione di impollinatori, la quale è fondamentale per garantire la riproduzione delle piante, permettendo la conservazione della vita stessa di molte specie, comprese quelle animali; dalla loro opera di impollinazione dipende un terzo degli alimenti consumati abitualmente, come mele, fragole, pomodori e mandorle;

durante le fioriture nelle coltivazioni, gli allevatori si mettono al servizio dei coltivatori fornendo le loro api per consentire l'impollinazione dei frutteti e di altre colture; il "servizio di impollinazione" così svolto rappresenta spesso la prima fonte di reddito per gli apicoltori, dal quale tuttavia traggono il solo sostentamento, seguito poi dalla vendita del miele e degli altri prodotti apistici;

il miele italiano è molto variegato grazie all'enorme ricchezza della biodiversità del nostro Paese; gli apicoltori, per sfruttare tutte le potenzialità del territorio, utilizzano la tecnica del nomadismo, spostando gli alveari su diverse fioriture, la quale, sebbene di origine molto antica, rappresenta oggi un fondamentale strumento di produzione e sopravvivenza di molte piccole aziende apistiche nazionali;

il comparto apistico italiano è strategico per l'economia del Paese; alla luce delle gravi difficoltà in cui esso versa, acuitesi anche per il perdurare dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, è necessario agire prontamente per non disperderne la competitività. L'apicoltura italiana è l'espressione di un ricco patrimonio di valori, antiche tecniche e tradizioni che si tramandano da generazioni e si identificano nel lavoro di circa 63.000 apicoltori; in Italia si contano 1,5 milioni di alveari, 220.000 sciami, 23.000 tonnellate di prodotto ed oltre 60 varietà, per un valore di oltre 2 miliardi di euro;

la conoscenza e l'educazione possono svolgere un ruolo fondamentale per la custodia di questo importante insetto, permettendo la diffusione di conoscenze sul ruolo vitale che le api rivestono per la tutela della biodiversità, dell'ambiente e del territorio, nonché sulla divulgazione di valori e tradizioni che caratterizzano l'apicoltura italiana,

impegna il Governo:

1) ad adottare interventi per la salvaguardia dell'apicoltura italiana, quale preziosa risorsa per l'agricoltura e l'ambiente, in grado di generare un prodotto, il miele, che grazie alla ricchezza della biodiversità nel nostro Paese risulta estremamente variegato, rappresentando una delle più alte espressioni delle specificità dei nostri territori;

2) a sostenere la realizzazione di progetti nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado sull'intero territorio nazionale, per la diffusione di conoscenze sul ruolo fondamentale e vitale che le api rivestono e sul lavoro dell'apicoltore in qualità di custode di questa importantissima risorsa ambientale, nonché di conoscenza del valore nutrizionale del miele come elemento di salute per i consumatori;

3) ad intensificare i controlli sul territorio nazionale a contrasto dei fenomeni di contraffazione compiuti ai danni dei produttori italiani di miele, valutando anche di adottare nuove metodologie di analisi per rilevare le sofisticate alterazioni compiute sul prodotto, derivanti dall'impiego di tecniche produttive illegali e non conformi alla normativa, nazionale ed europea, in materia di qualità e sicurezza;

4) ad adottare ogni forma di tutela dei consumatori finali, anche al fine di assicurare un nesso comprovato tra l'origine e la provenienza e la qualità di un prodotto, anche in ragione agli effetti benefici che esso ha sulla salute umana;

5) ad agevolare il servizio di impollinazione, fondamentale per garantire il mantenimento della produzione e della sussistenza di molte aziende apistiche, specie quelle di più piccole dimensioni, anche attraverso l'adozione di misure di natura fiscale che prevedendo la riduzione al 10 per cento dell'attuale aliquota IVA relativa a tale servizio.

(1-00494) (5 luglio 2022)

TARICCO, BITI Caterina, MALPEZZI Simona Flavia, FERRARI, MIRABELLI, COLLINA, D'ARIENZO, CIRINNÀ Monica, ROSSOMANDO Anna, MARCUCCI, ALFIERI, RAMPI, VERDUCCI, STEFANO, FEDELI Valeria, PITTELLA, MANCA, GIACOBBE, IORI Vanna, COMINCINI, BOLDRINI Paola, VATTUONE, FERRAZZI, ROJC Tatjana, ASTORRE, PINOTTI Roberta, LAUS, D'ALFONSO - Il Senato,

premesso che:

le api e gli altri insetti impollinatori garantiscono, mediante l'impollinazione, la riproduzione di molte piante coltivate e selvatiche, contribuendo naturalmente alla produzione e alla sicurezza alimentare, nonché alla tutela della biodiversità, in Italia, in Europa e nel resto del mondo, e nonostante questo, purtroppo, la loro importanza non è sufficientemente riconosciuta, ed è spesso data anzi per scontata, mentre per esempio negli Stati Uniti ogni anno si spendono 2 miliardi di euro per l'impollinazione artificiale;

secondo uno studio dell'Istituto nazionale per la ricerca agronomica francese (INRA), finanziato dall'Unione europea, il venir meno del ruolo delle api comporterebbe un costo di 153 miliardi di euro a livello mondiale, pari al 10 per cento del valore di mercato dei prodotti alimentari, e circa l'84 per cento delle specie coltivate in Europa dipende dall'impollinazione degli insetti, come anche il 70 per cento delle principali colture utilizzate nel mondo per il consumo umano, e basterebbero questi dati a sottolineare l'importanza e la necessità di proteggere gli insetti impollinatori;

i recenti studi condotti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) dimostrano come l'incremento della densità e della varietà degli insetti impollinatori abbia un impatto diretto sulla produttività dei raccolti, e come ciò, globalmente, si possa stimare soprattutto per i piccoli agricoltori in aumento della loro produttività media di oltre il 20 per cento;

la Commissione dell'Unione europea, alla luce di stime che valutano in circa 5 miliardi di euro la produzione agricola annuale europea attribuibile direttamente agli impollinatori, per affrontarne il declino, ha avviato una consultazione pubblica su un'iniziativa a loro tutela, e ha invitato scienziati, agricoltori e imprese, organizzazioni ambientali, autorità pubbliche e cittadini a intervenire con contributi;

premesso, altresì, che:

il modello di vita e di attività degli ultimi decenni, con mobilità di persone e di merci sempre più globalizzate e interattive, ha incentivato, e vieppiù accelerato e rafforzato, l'interscambio di tecnologie e di merci tra aree di ogni longitudine e di ogni latitudine, intensificando le correlazioni e le interdipendenze tra economie, sistemi e modelli di vita, creando inevitabilmente le condizioni, nonostante gli sforzi e le azioni di prevenzione per evitarlo, per una maggiore e più accelerata mobilità e approdo nelle varie realtà anche di parassiti, organismi e patologie nei vari contesti prima mai conosciuti, anche con effetti e conseguenze allo stato non compiutamente valutabili;

il consolidarsi nei decenni passati di un modello di produzione agricola basato in larga parte sulla specializzazione e sulla massimizzazione delle rese per ettaro e abbattimento dei costi di produzione, con il conseguente uso crescente di diserbanti e di prodotti fitosanitari, miranti in molti casi più all'eliminazione delle manifestazioni e delle conseguenze di un disequilibrio ambientale, che non alla ricostruzione dell'equilibrio compromesso, ha oggettivamente, per una stagione non breve, contribuito a comprimere la biodiversità, e anche in alcuni casi a generare pesanti conseguenze ambientali. Gli effetti di tale tendenza hanno evidenziato la necessità e l'urgenza di correzioni di rotta e di approcci diversi che, anche grazie allo stimolo e al sostegno delle politiche messe in atto dall'Unione europea, hanno orientato e accompagnato un intensificarsi di studi, di ricerche, di sperimentazioni e applicazioni finalizzati a un'agricoltura più attenta all'ambiente, alla biodiversità e alla sostenibilità prospettica, e indirettamente anche alla creazione di migliori condizioni di vita per api e impollinatori in genere. Sono significativamente cresciute l'agricoltura biologica e forme di agricoltura integrata e in generale più ampiamente sostenibili e salubri per l'uomo, per gli animali e per l'ambiente. A questa rinnovata sensibilità ha sicuramente contribuito anche la comunità apistica, che ha saputo sviluppare una propria capacità autonoma di denuncia, di sensibilizzazione e di proposta, verso istituzioni e categorie produttive, anche a partire da crescenti conoscenze scientifiche ed esperienze di campo;

la consapevolezza che l'agricoltura è al tempo stesso uno degli attori ambientali più importanti e un imprescindibile custode e attivatore della qualità del contesto territoriale e della fertilità dello stesso ha portato a compiere scelte importanti per la natura, per gli animali e anche e soprattutto per il comparto apistico. Si è così giunti per la prima volta all'introduzione di importanti divieti e limiti ad alcune famiglie di insetticidi e ad alcune molecole biocide che avevano avuto un impatto devastante sulla salute di api, insetti impollinatori e ambiente, riconoscendo alle api, e agli apicoltori, il ruolo di indispensabili partner dell'agricoltura di oggi e di domani;

premesso, inoltre, che:

secondo i più recenti dati dell'Osservatorio nazionale miele e dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), l'Italia risulterebbe il quarto Paese europeo per numero di alveari (1,6 milioni), dopo Spagna (3 milioni), Romania e Polonia (rispettivamente 2 e 1,7 milioni), con una consistenza in aumento del 7,5 per cento nel 2019 rispetto all'anno precedente;

l'effettiva produzione italiana di miele, sempre secondo i dati dell'Osservatorio nazionale miele e di ISMEA, per l'anno 2019 si è attestata su circa 15.000 tonnellate, contro una produzione nazionale attesa di 23.000 tonnellate. La produzione 2020 in leggero recupero si sarebbe invece assestata intorno alle 18.500 tonnellate;

la produzione di miele, come accennato, proviene da oltre 1,6 milioni di alveari, di cui oltre 780.000 stanziali e 650.000 nomadi; una piccola quota residua è poi rappresentata da alveari non meglio classificati. Il 74 per cento degli alveari totali (oltre 1.230.000) sono gestiti da apicoltori commerciali che allevano le api per professione. La grande prevalenza di alveari detenuti da apicoltori con partita IVA sottolinea l'elevata professionalità del settore e l'importanza del comparto nel contesto agro-economico. Nel 2019 sono stati quasi oltre 190.000 gli alveari che hanno prodotto miele biologico, mentre quasi 1,4 milioni di alveari producono miele convenzionale. Nei primi sei mesi del 2020 questi alveari sono saliti rispettivamente a quasi 210.000 e a 1,45 milioni;

a livello geografico la produzione è diffusa in tutte le regioni (con le maggiori concentrazioni in Piemonte con oltre 5.000 tonnellate stimate, Toscana con oltre 3.000 tonnellate, Emilia-Romagna con oltre 2.000 tonnellate). Dai dati produttivi medi stimati per regione emergerebbe una resa media per alveare, per le aziende professioniste che praticano nomadismo, di circa 13 chili per alveare per le regioni del Nord e del Centro e circa 25 chili per alveare per le regioni del Sud e delle isole, con una resa media a livello nazionale di circa 18 chili per alveare;

dopo il picco del 2018, le importazioni italiane di miele si sono ridimensionate nel 2019, riducendosi del 12 per cento, e il trend sembrerebbe in flessione anche nel 2020, contestuale riduzione si sarebbe avuta anche nell'export con un calo in valore anche del 25 per cento. La principale provenienza dell'import resta l'Ungheria, dalla quale proviene il 42 percento dei volumi importati;

dal 2015 al 2019 la spesa per gli acquisti domestici di miele è cresciuta dell'8,8 per cento a fronte di un incremento del 4 per cento dei volumi. Tale dinamica, tuttavia, è il saldo tra un triennio di risultati estremamente positivi (dal 2015 al 2017) e il ripiegamento accusato nel biennio 2018 e 2019. Nel 2020 gli acquisti di miele hanno registrato una tendenza di crescita dei consumi con un recupero delle vendite;

considerato che:

per quanto concerne l'aspetto produttivo, come registrato anche nei rapporti annuali dell'ISMEA, la produzione del miele italiano è da alcuni anni in forte calo in tutto il Paese. Per quanto concerne la campagna 2020, sebbene in lieve recupero rispetto al 2019, è proseguita la tendenza negativa delle produzioni su gran parte del territorio nazionale e quella 2021 non sta dando al momento nuovi motivi di speranza. Molto eterogenee e complessivamente deludenti, tranne che per alcune eccezioni in specifiche aree vocate, risultano le produzioni dei monoflora di punta, sia per il Nord (l'acacia) che per il Sud (gli agrumi), così come risulta un'annata pessima per la sulla;

diversi fattori fra loro concomitanti e spesso sovrapponibili risulterebbero aver inciso negativamente sulla produzione di miele: a) i cambiamenti climatici con il susseguirsi di inverni miti e siccitosi a ritorni di freddo primaverili repentini e l'intensificarsi di fenomeni estremi quali grandine, alta ventosità e precipitazioni torrenziali che hanno comportato una serie di conseguenze negative, dirette e indirette, sullo sviluppo delle piante e sul benessere delle api. I fenomeni atmosferici avversi, producendo effetti negativi sulla produzione di nettare di molte specie vegetali, hanno generato prolungati stati di stress alimentare nelle colonie di api e hanno costretto gli apicoltori a nutrizioni artificiali di soccorso, molto dispendiose dal punto di vista economico, e hanno, in molti casi, ridotto drasticamente o azzerato le produzioni; b) l'attuale modello di produzione agricola, con significativo utilizzo di fitofarmaci e diserbanti, peraltro non sempre rispettoso delle prescrizioni e delle buone pratiche agronomiche, è anche una delle cause delle criticità e delle mancate o ridotte produzioni in apicoltura. L'impiego di antiparassitari e diserbanti infatti, in alcuni casi rivelatisi poi dannosi e sospesi dall'uso, e spesso utilizzati senza adeguata adozione di pratiche agronomiche per ridurne il contatto con insetti utili, ha riverberato negli anni pesanti conseguenze sulle colonie di api (avvelenamenti, riduzione della popolazione, impatto sulla longevità dell'ape, eccetera), soprattutto in areali a maggior concentrazione di colture intensive, quali ad esempio vite, nocciolo, ortofrutta, coltivazioni sementiere; c) la riduzione della superficie e delle specie botaniche di interesse apistico: l'antropizzazione e l'introduzione di cultivar ibridate non nettarifere (ad esempio girasole e colza) hanno limitato ulteriormente non solo le produzioni ma la possibilità stessa di far sopravvivere gli alveari senza dovere ricorrere al nomadismo e la stessa gestione agronomica dei terreni marginali, di aree incolte interstiziali e di infrastrutture viarie e idriche di servizio ha drasticamente ridotto la possibilità di fioritura di essenze spontanee, che sarebbero invece potute diventare fonti di cibo per tutti gli impollinatori; d) nuovi nemici delle api: predatori e parassiti anche di nuova provenienza esogena che stanno colonizzando porzioni sempre più vaste della nostra penisola (ad esempio Vespa Velutina, Vespa orientalis, Aethinatumida), con un forte impatto sulla salute delle colonie dei territori interessati e una drastica riduzione delle potenzialità produttive degli alveari;

considerato, altresì, che:

relativamente alle problematiche di mercato, nonostante i problemi produttivi evidenziati, e le riduzioni di produzione nazionale, si è registrato negli ultimi anni un calo delle quotazioni dei prezzi del miele nazionale oltre a un'accentuata riduzione della domanda e di conseguenza degli scambi interni e verso l'estero;

in un siffatto quadro generale, in cui di norma l'Italia produce circa il 50 per cento del fabbisogno nazionale di miele, tale comportamento anomalo del mercato, anche sulla base delle informazioni e delle indicazioni delle associazioni di rappresentanza del settore, sarebbe motivato e correlato a: 1) la sostituzione di alcune referenze carenti con prodotto di altri Paesi membri dell'Unione europea; 2) il crescente import e la proposta commerciale di miele asiatico di dubbia qualità e a basso costo; 3) l'aumento quantitativo e qualitativo di adulterazioni e frodi, sempre più sofisticate; 4) l'insufficiente efficacia dei controlli sul prodotto extra Unione europea importato; 5) la minore disponibilità economica dei consumatori; 6) la contrazione dei consumi invernali causata dal clima più mite; 7) la carenza di comunicazione sui temi qualitativi;

considerato, inoltre, che:

gli esami di laboratorio, che sono stati effettuati negli ultimi anni dal centro comune di ricerca europeo, hanno evidenziato che il 20 per cento dei campioni di miele prelevati presso i posti di frontiera esterna e le sedi degli importatori non rispettava i criteri di composizione, o i processi di produzione definiti nella direttiva concernente il miele (direttiva 2001/110/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2001), e che il 14 per cento dei campioni rivelava la presenza di zucchero aggiunto, confermando quindi che in Europa continua ad arrivare miele contraffatto e adulterato;

il miele è il terzo prodotto più adulterato al mondo e tale adulterazione causa notevoli danni agli apicoltori italiani ed europei, ed espone i consumatori anche a rischi per la salute;

l'articolo 2, paragrafo 4, lettera a), secondo comma, della direttiva sul miele, modificata dalla direttiva 2014/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, stabilisce che, qualora il miele sia originario di più Stati membri o Paesi terzi, l'indicazione obbligatoria dei Paesi di origine può essere sostituita da una delle seguenti indicazioni, a seconda del caso: "miscela di mieli originari dell'UE", "miscela di mieli non originari dell'UE" o "miscela di mieli originari e non originari dell'UE", e l'indicazione "miscela di mieli originari e non originari dell'UE" non fornisce informazioni sufficienti ai consumatori, e considerando inoltre che numerose imprese di confezionamento e di distribuzione di miele utilizzano questo tipo di indicazione allo scopo di omettere i reali Paesi d'origine e la quantità di miele proveniente da diversi Paesi, dal momento che gli acquirenti, sempre più consapevoli, sono diffidenti riguardo ai prodotti alimentari provenienti da alcuni Paesi;

molti grandi produttori di miele come gli Stati Uniti, il Canada, l'Argentina o il Messico hanno introdotto obblighi di etichettatura del miele molto più rigorosi rispetto alle norme semplificate dell'Unione europea, e pertanto offrono garanzie molto migliori di quelle dell'Unione per quanto riguarda le informazioni necessarie da fornire ai consumatori;

sulla base delle normative vigenti l'Unione europea, gli Stati membri e l'Italia dovrebbero garantire che tutti i mieli importati anche provenienti da Paesi terzi siano conformi alla definizione di miele nell'Unione europea, e quindi sicuramente incrementare e meglio finalizzare i controlli su prodotto importato;

valutato che:

un ruolo importante nell'alterazione delle regole del mercato mondiale del miele, con nefasti effetti su quello nazionale, sarebbe connesso alla disponibilità di ingenti quantità di prodotto proveniente da Paesi extra Unione europea, spesso adulterato con sistemi sofisticati (sciroppi di riso) e difficilmente identificabile come tale ai controlli attualmente in vigore o realizzato con procedimenti industriali di disidratazione, in totale contrasto con la direttiva europea sul miele e con il codex alimentarius della FAO (1981);

in un contesto generale di grande fluttuazione unitaria e generale delle rese, l'unico Paese che non ha manifestato flessioni nella produzione risulterebbe la Cina, con inspiegabili incrementi produttivi non giustificati da analoga crescita del numero di alveari allevati. Questo Paese, principale esportatore mondiale di miele, registra un costante incremento delle capacità produttive accompagnato da una costante stabilità del potenziale teorico. Dal 2013, le importazioni in Unione europea provenienti dalla Cina ammontano mediamente a 80.000 tonnellate all'anno e sono state in costante crescita negli ultimi anni;

nel 2019 risulterebbe che il prezzo del miele cinese sia sceso ulteriormente a 1,24 euro al chilo. La sola analisi del prezzo all'importazione può fornire una prima indicazione relativa alla qualità e motiva più che fondati sospetti. A titolo di esempio, sul mercato interno cinese il miele risulterebbe venduto a un prezzo compreso tra 9,02 e 36,09 euro al chilo, mentre il prezzo d'esportazione del miele destinato all'Unione europea risulta appunto compreso tra 0,90 e 2,71 euro al chilo. Una tale differenza di prezzo autorizza a supporre anche a possibili procedure quanto meno non trasparenti;

in Cina, risulterebbe diffusa la prassi di raccogliere miele immaturo, con alto contenuto di acqua, che sarebbe poi conferito a "fabbriche del miele" che provvederebbero a lavorarlo, filtrarlo e deumidificarlo. Tale processo industriale sostituirebbe, di fatto, il processo di maturazione delle api e priverebbe il prodotto ottenuto di componenti caratteristiche. La modalità cinese di produzione di miele definita dagli standard della Repubblica popolare cinese (GB 16740-2014, 2015), che nulla dicono sull'impossibilità di aggiungere o estrarre sostanze dal miele da destinare al mercato o sulla maturazione nei favi dell'alveare, prefigurerebbe produzioni non sempre conformi né al codex alimentarius né alla direttiva 2001/110/CE che individua il miele come sostanza dolce naturale prodotta dalla Apis mellifera proibisce l'aggiunta di qualsivoglia ingrediente, congiuntamente all'eliminazione di qualunque componente specifica del miele, conformemente appunto alla norma del codex alimentarius per il miele (codex stan 12-1981); si sarebbe quindi in presenza di importazioni di prodotto che potrebbe essere definito "miele" secondo la normativa cinese, ma non secondo quella europea e non secondo la definizione del codex alimentarius,

impegna il Governo:

1) in sede di definizione e di attuazione della politica agricola comune (PAC):

a) a promuovere una visione rispettosa ed orientata alla salvaguardia e alla protezione degli impollinatori, nonché alla promozione del loro ruolo vitale per l'agricoltura e l'ambiente;

b) in particolare nel primo pilastro, a dare risalto alle misure favorevoli alle api e agli impollinatori previste dalla condizionalità: "buone condizioni agricole e ambientali" (good agricultural and environmental conditions GAEC) e "requisiti di gestione obbligatori" (SMR), assicurando la loro corretta applicazione;

c) a prevedere "pacchetti" di misure di sostegno agli impollinatori e buone pratiche per gli agricoltori che attivano innovativi e specifici interventi e colture di interesse per gli impollinatori stessi. Le misure dovrebbero includere anche la diversificazione delle colture, l'impegno reciproco tra apicoltori e agricoltori, anche prevedendo misure più attente e rispettose verso le api e i pronubi, e incentivi alla coltivazione di piante di interesse nettarifero o pollinifero e l'inserimento di infrastrutture ecologiche (siepi, stagni, aiuole, strisce di fiori, colture o prati permanenti ad alto valore ecologico, bosco);

2) in merito al secondo pilastro, a prevedere:

a) misure agroambientali e climatiche (European association of guarantee institutions AECM) incentrate sui sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente, tecnologie di precisione, agricoltura biologica e lotta integrata, energie rinnovabili;

b) azioni di informazione e formazione degli esperti dei servizi di consulenza agricola (FAS), sulle esigenze e sui pericoli in cui incorrono gli impollinatori, al fine di fornire la migliore consulenza possibile agli agricoltori per la tutela degli impollinatori e per la salvaguardia della biodiversità, anche prevedendo che queste azioni siano nel piano di azione nazionale (PAN) a supporto dei provvedimenti della futura PAC;

c) incentivi agli investimenti in tecniche non dannose per api e impollinatori: tecniche dropleg, robot autonomi invece di erbicidi, big data, sensori di identificazione a radiofrequenza (RFID radio frequency identification), feromoni, immagini satellitari, agricoltura di precisione, eccetera;

d) azioni per accrescere la conoscenza e per l'innovazione in agricoltura (agricultural knowledge and innovation systems AKIS) al fine di migliorare le pratiche e la cooperazione in agricoltura, tra coltivatori, allevatori e apicoltori;

3) a coordinarsi con gli altri Paesi interessati per ottenere dalla Commissione europea, al fine di favorire le produzioni di qualità, di garantire il consumatore e di tutelare i produttori italiani ed europei dal rischio di pesanti fenomeni di concorrenza sleale dovuti alla commercializzazione di prodotti apistici di dubbia origine e qualità e per un'efficace azione di contrasto contro le produzioni non conformi:

a) un nuovo piano di controllo coordinato fra gli Stati membri, almeno per le importazioni di lotti superiori alle 20 tonnellate di miele provenienti da Paesi terzi, per garantire la piena conformità del miele e degli altri prodotti apistici importati con le norme di alta qualità dell'Unione europea, contrastando così sia produttori dei Paesi terzi che utilizzano metodi scorretti, sia le aziende di confezionamento e distribuzione che mescolano consapevolmente il miele adulterato di importazione con miele prodotto da Paesi membri dell'Unione europea, anche attraverso un monitoraggio dei flussi rilevati da Eurostat con una verifica puntuale dei principali partner commerciali di miele proveniente dalla Cina e dalle altre aree di grande importazione, della qualità e della natura degli scambi da questi Paesi verso l'Italia;

b) il riconoscimento, il sostegno, lo sviluppo e la certificazione di metodi di analisi di laboratorio efficaci (analisi melissopalinologiche, microscopiche e polliniche, ma anche tecniche quali la risonanza magnetica nucleare (RMN) e la cromatografia in fase liquida ad alta prestazione, HPLC) per rilevare ogni marcatore specifico delle api, al fine di individuare casi di adulterazione del miele, anche prevedendo risorse per la formazione di operatori specializzati dedicati e lo sviluppo di una banca dati ufficiale per il miele, classificando il miele di origini diverse mediante un metodo di analisi comune;

c) il sostegno alla ricerca per sviluppare e soprattutto validare nuove tecniche di individuazione dell'adulterazione del miele che siano economicamente convenienti per tutti gli operatori, anche attivando o individuando un laboratorio europeo di referenziazione per il miele, con l'obiettivo di verificare l'autenticità del miele e di assistere le autorità di controllo degli Stati membri nell'individuazione delle frodi;

4) a promuovere iniziative volte a modificare la "direttiva miele" al fine di:

a) evidenziare in etichetta tutti i Paesi di origine per le miscele di mieli, nonché le percentuali di mieli diversi all'interno della miscela, per permettere chiarezza e valorizzazione della produzione europea che rispetta severe condizioni di produzione e al fine di una armonizzazione del funzionamento del mercato interno, con particolare riferimento anche alla comprensione dei consumatori (ad esempio la Repubblica popolare cinese o Cina e non semplicemente RPC);

b) fornire definizioni chiare e illustrare le principali caratteristiche del prodotto e in ogni caso inserire l'obbligo di indicare il Paese di origine, per il miele e per i prodotti dell'apicoltura, come miele monoflorale e millefiori, propoli, pappa reale, cera d'api, polline in grani, pane d'api e veleno d'api, come peraltro già richiesto in testi già approvati dallo stesso Parlamento europeo;

c) esaminare attentamente, conformemente al disposto del regolamento (UE) 2016/1036, del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, l'importazione massiccia di miele cinese e, in particolare, a controllare le operazioni delle aziende che esportano miele di origine cinese e a valutarne la qualità, il volume e i prezzi di vendita sul mercato del miele dell'Unione;

d) la possibilità, anche nel caso del miele e degli altri prodotti apistici, analogamente ad alcuni prodotti a base di carne o lattiero-caseari, per gli Stati membri di richiedere l'indicazione obbligatoria dell'origine del miele;

e) un programma di informazione e promozione "multipaese" sul miele europeo rivolto al mercato interno, che metta in risalto gli standard di produzione europei e italiani, anche con una specifica dotazione nel quadro del programma di lavoro annuale di promozione della Commissione;

f) l'istituzione di un osservatorio europeo del mercato del miele, per rendere il mercato del miele nell'Unione europea più trasparente, attraverso il monitoraggio economico del settore (prezzi, produzione, stock, importazioni ed esportazioni intra ed extra comunitarie, monitoraggio del prezzo lungo tutta la filiera), con informazioni pertinenti, regolari e affidabili e con la partecipazione dei diversi operatori della catena di commercializzazione;

g) di orientare maggiormente su qualità ed origine del prodotto, i piani nazionali di campionatura obbligatoria del miele, incrementando la capacità e il ventaglio dei controlli e delle analisi condotte dagli Stati membri, indirizzandoli in misura maggiore all'individuazione e al contrasto di frodi e adulterazione;

h) l'attivazione di campagne di informazione e promozione sulle proprietà nutritive e sui benefici per la salute derivanti dal consumo di miele, anche attivando l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a formulare indicazioni sulle qualità e sulla salubrità del miele, con particolare attenzione al contenuto di microelementi ed enzimi;

5) per sostenere le particolari criticità della stagione, a prevedere:

a) non solo in riferimento all'emergenza da COVID-19, ma soprattutto alla crisi che ha colpito il settore apistico già a partire dagli anni 2018 e 2019, un piano di interventi puntuali (microcredito, abbattimento delle commissioni di garanzia, contributi in conto interessi, o accesso a finanziamenti agevolati con garanzie pubbliche, congelamento o dilazione dei pagamenti dei contributi agricoli e di tutti i tributi riguardanti l'apicoltura) soprattutto per le aziende che dall'apicoltura traggono una importante quota del loro sostentamento economico, con riferimento alla riduzione di reddito degli ultimi anni in rapporto ai precedenti, e alla riduzione delle rese produttive in rapporto alle medie rilevate negli anni dall'Osservatorio nazionale miele e da ISMEA;

b) forme di sostegno volte a favorire il progressivo adattamento delle tecniche di allevamento delle api ai cambiamenti climatici, in un'ottica di concreto sostegno e valorizzazione del comparto apistico in chiave ecosostenibile;

c) incentivi alla creazione di polizze assicurative o fondi mutualistici con contributo pubblico nazionale ed europeo anche per indennizzo dei danni da mancata produzione per il settore;

d) il massimo impegno nel raggiungimento delle finalità della legge 24 dicembre 2004, n. 313, per la disciplina dell'apicoltura, anche attraverso un aggiornamento del documento programmatico di cui all'articolo 5, anche con attenzione alla tutela e alla salvaguardia dell'ape autoctona italiana (sottospecie ligustica e sicula o siciliana) e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine;

e) ad attivare forme di verifica e controllo sulla cera d'api importata dalla Cina, alla luce del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulle specie esotiche invasive, e dei regolamenti sulla salute degli animali e delle piante, regolamento (UE) 2016/429 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, regolamento (UE) 2016/2031 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016, rispettivamente, per i rischi di potenziale contaminazione, con possibili conseguenze sulla salute delle api;

f) un approfondimento scientifico e una conseguente forte presa di posizione, ispirati al principio di precauzione, in vista della revisione delle autorizzazioni per l'uso in agricoltura e in ambiente aperto, di prodotti a base di principi attivi potenzialmente pericolosi per le api (flupyradifurone, sulfoxaflor, glifosato, eccetera);

g) il miglioramento, il potenziamento e la strutturazione dei controlli in campo a seguito di segnalazione di avvelenamenti di api;

h) l'istituzione di una task force operativa interministeriale a tutela del patrimonio apistico nazionale contro predatori o nemici di origine aliena;

6) per il sostegno al mercato del miele nazionale, a prevedere:

a) il rafforzamento all'interno della filiera delle procedure di tracciabilità per permettere di avere un'identificazione chiara e immediata dell'origine anche del prodotto sfuso contenuto nei fusti di miele o di altri contenitori, utilizzato nell'intera filiera;

b) in ogni caso, il rafforzamento nazionale puntuale e organico del controllo sui mieli importati;

c) l'avvio di campagne promozionali ma soprattutto comunicativo-informative su caratteristiche e distiguibilità del miele italiano;

7) per adeguare e semplificare la normativa per l'apicoltura, a prevedere:

a) l'adeguamento del regime fiscale della pappa reale italiana addivenendo a un chiarimento normativo per la pappa reale, che pur essendo a tutti gli effetti un prodotto agricolo, come da legge n. 313 del 2004 che disciplina l'apicoltura, non viene poi però trattata come tale a fini fiscali, non essendo, infatti, compresa nella prima parte della tabella A del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (disciplina dell'IVA), nella quale sono elencati tutti i prodotti agricoli per la cui cessione, effettuata dai produttori agricoli, si applicano per l'IVA le cosiddette aliquote ridotte o a compensazione forfettaria, che ne preveda l'inserimento;

b) sburocratizzazione delle procedure per la vendita e la cessione al dettaglio di prodotti agricoli presso sede aziendale come già avviene per i produttori agricoli che cedono in campo i propri prodotti. L'attività dell'apicoltore è, infatti, ai fini sanitari (regolamento (CE) 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004), attività primaria, compreso il confezionamento del prodotto, e quindi dovrebbero essere estese anche all'apicoltore tutte le semplificazioni anche con riferimento ai locali per la smielatura, la lavorazione e fino alla commercializzazione, e, almeno per le piccole produzioni, la possibilità di esercitare tale attività in locali di uso temporaneo senza che sia necessario il cambio di destinazione d'uso dei locali stessi;

c) l'inserimento tra le attività agricole connesse oltre al miele anche la lavorazione e il confezionamento di tutti gli altri prodotti dell'alveare anche chiarendone l'interpretazione, all'articolo 32, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e dell'articolo 2135, terzo comma, del codice civile, ricomprendendo, oltre alla lavorazione e al confezionamento del miele anche quelli degli altri prodotti dell'apicoltura, come elencati nella legge n. 313 del 2004 (disciplina dell'apicoltura) all'articolo 2, comma 2, la cera d'api, la pappa reale o gelatina reale, il polline, il propoli, il veleno d'api, le api e le api regine, l'idromele e l'aceto di miele;

d) abolizione del registro carico e scarico degli animali allevati per gli allevatori apistici, che si avvalgono della determinazione del reddito imponibile riferendosi al reddito agrario disponibile, dall'obbligo di tenuta del registro cronologico di carico e scarico degli animali allevati di cui all'articolo 18-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, essendo questo dato già presente nella banca dati apistica nazionale e quindi nella piena disponibilità della pubblica amministrazione;

e) definire i necessari chiarimenti interpretativi sul sistema sanzionatorio previsto dalla legge 28 luglio 2016, n. 154, per la parte relativa all'anagrafe apistica nazionale, come definito dalla legge medesima con il comma 2 dell'articolo 34 (Disposizioni in materia di apicoltura e di prodotti apistici) in merito alle comunicazioni di detenzione degli alveari, anche in riferimento alla proporzionalità delle sanzioni

f) estendere agli apicoltori produttori di idromele le agevolazioni previste dall'articolo 37 del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, ai cosiddetti "piccoli produttori di vino", cioè i produttori di vino che producono in media meno di 1.000 ettolitri di vino all'anno con riferimento agli obblighi burocratici puramente formali legati alla gestione delle accise (deposito fiscale, comunicazioni all'Agenzia delle dogane) e relative sanzioni penali e amministrative;

8) a promuovere, al fine di consentire una corretta diagnosi del fenomeno della mortalità delle api: un'indagine epidemiologica sulla presenza di malattie infettive parassitarie delle api, effettuata anche in collaborazione con i veterinari aziendali libero professionali e in collaborazione con i veterinari pubblici dipendenti e con la rete del sistema sanitario nazione, servizio profilassi; un'indagine, anche in collaborazione con gli istituti zooprofilattici regionali, relativa all'impatto sugli impollinatori dell'uso di prodotti chimici in agricoltura.

(1-00497) (5 luglio 2022)

NATURALE Gisella, TAVERNA Paola, LEONE Cinzia, AGOSTINELLI Donatella, PUGLIA, L'ABBATE Patty, PAVANELLI Emma, QUARTO, LOREFICE - Il Senato,

premesso che le api e gli altri insetti impollinatori, mediante una costante attività spesso data per scontata e non sufficientemente riconosciuta, svolgono funzioni cruciali per l'ecosistema, garantendo la riproduzione delle piante e la tutela della biodiversità;

considerato che:

il miele è un alimento complesso, che contiene circa 200 sostanze diverse, frutto di un'interazione unica tra regni vegetale e animale. La trasformazione del nettare in miele, da parte delle api, infatti, comporta modifiche dal punto di vista chimico, mediante l'aggiunta di enzimi, nonché una drastica riduzione dell'iniziale percentuale d'acqua;

la domanda di miele sul mercato globale cresce ininterrottamente dal 2010, con un incremento costante di circa 20.000 tonnellate all'anno. Il dilatato consumo è correlato all'aumento della popolazione mondiale, all'ampliamento delle fasce di consumatori e alla crescente preferenza per alimenti naturali e sani. All'incremento della domanda, tuttavia, non corrisponde un'analoga capacità produttiva mondiale;

per quanto concerne il piano interno, la produzione nazionale è caratterizzata da una dimensione aziendale estremamente variabile, che va dalle grandi imprese specializzate alle aziende agricole in cui l'apicoltura è attività integrativa, fino agli hobbisti che praticano l'apicoltura per l'autoconsumo;

in Europa e nelle aree geografiche tradizionalmente grandi produttrici, si registrano ricorrenti flessioni dovute alle avversità che affliggono l'apicoltura, sinteticamente riconducibili all'incremento delle monocolture e alla riduzione delle risorse nettarifere, all'impatto devastante dei pesticidi, alla diffusione di nuove parassitosi, al cambiamento climatico e ai fenomeni estremi che lo accompagnano;

sul punto, in particolare, il susseguirsi di inverni miti e siccitosi, ritorni di freddo repentini in primavera, l'intensificarsi di eventi calamitosi quali grandine, alta ventosità e precipitazioni torrenziali e temperature estive elevate accompagnate da perdurata assenza di precipitazioni hanno determinato una serie di conseguenze negative, dirette ed indirette, sullo sviluppo delle piante e sul benessere delle api;

tali fenomeni atmosferici, producendo effetti contrari sulla produzione di nettare di molte specie vegetali, generano prolungati stati di stress alimentare nelle colonie di api e spesso costringono gli apicoltori a nutrizioni artificiali di soccorso, troppo dispendiose;

in particolare, i ripetuti e necessari interventi di nutrizione mediata non sono sostitutivi del bottino che le api trovano nell'ambiente, che è ricco di lieviti, enzimi e altre sostanze utili all'alimentazione della covata e al corretto sviluppo del sistema immunitario della colonia, con un conseguente indebolimento delle famiglie stesse;

inoltre, l'arrivo di predatori e parassiti di origine esogena, che stanno occupando porzioni sempre più vaste della penisola, ha cagionato e continua a cagionare un forte impatto sulla salute delle colonie dei territori interessati con una drastica riduzione delle potenzialità produttive degli alveari;

a questa preoccupante situazione si aggiungono estese e crescenti adulterazioni e frodi, tali da mettere il miele al terzo posto, dopo latte e olio, nella classifica degli alimenti maggiormente contraffatti a livello mondiale;

considerato, inoltre, che:

l'impiego sistematico e massivo di fitofarmaci in agricoltura rappresenta una delle più incidenti cause della carenza produttiva del settore. L'assenza di buone pratiche agricole, infatti, non solo riduce l'esposizione degli insetti utili, ma ha anche pesanti conseguenze sulle colonie di api in termini di avvelenamenti, riduzione della popolazione, impatto sulla longevità;

l'antropizzazione e l'introduzione di cultivar ibridate, non nettarifere, ostacolano la sopravvivenza degli alveari. A tali fattori si aggiunge una generale gestione agricola dei terreni marginali, o anche momentaneamente improduttivi, che non permette la fioritura eventuale di essenze spontanee, preziose fonti di cibo per tutti i pronubi,

impegna il Governo:

1) a promuovere azioni volte alla salvaguardia degli insetti impollinatori e al contrasto del fenomeno della mortalità delle api tramite un'intensificazione dell'utilizzo dei dispositivi tecnologici a supporto delle attività di monitoraggio ordinarie;

2) a definire delle linee guida a livello nazionale per monitorare, verificare e denunciare velocemente i fenomeni di morie e spopolamenti degli alveari causati da avvelenamenti acuti o cronici per effetto dei fitofarmaci, prevedendo altresì che tali procedure includano i campionamenti delle matrici vegetali in campo, anche attraverso la designazione di addetti adeguatamente formati e protocolli certi di intervento presso ogni ASL;

3) ad intensificare, anche con il proficuo utilizzo delle nuove tecnologie di screening disponibili, i processi di controllo sui mieli di importazione al fine di scongiurare, nelle piattaforme nazionali, la diffusione di frodi in campo agroalimentare e la commercializzazione di miele adulterato, in spregio alle disposizioni interne ed unionali;

4) a definire un sistema di qualità nazionale del miele italiano con una forte connotazione e caratterizzazione territoriale, basato su criteri oggettivi analitici superiori rispetto alle norme già esistenti, uniti all'utilizzo di biotecniche di gestione ed allevamento degli alveari, che assicurano il benessere delle api contro le principali patologie;

5) a cogliere l'opportunità della programmazione della prossima PAC, così come delineato nel piano strategico nazionale, per l'attuazione di misure aventi ricadute positive, dirette e indirette, sulle api e sul settore apistico, fra cui: nell'ambito del primo pilastro, l'adozione dell'eco-schema n. 5 a favore degli insetti impollinatori, con il fine di assicurare pascoli nettariferi per le api e la non esposizione ai fitofarmaci; nell'ambito del secondo pilastro, nelle azioni previste per lo sviluppo rurale, l'attuazione di una specifica misura (ACA18) studiata ex novo, per sostenere i produttori apistici che si impegnano a trasferire i propri alveari in aree dove, a livello regionale, è riconosciuta una carenza di biodiversità;

6) a prevedere azioni volte alla sensibilizzazione e alla formazione degli agricoltori, dei contoterzisti e dei tecnici di campagna, in merito al ruolo cruciale dei pronubi, e in particolar modo delle api, per l'impollinazione e per i cicli vitali nonché concretizzare gli interventi relativi al sistema della conoscenza e innovazione in agricoltura (agricultural knowledge and innovation system, AKIS) previsti dalla futura PAC;

7) a fornire linee guida a livello nazionale, ad uso degli enti pubblici, in particolare per i Comuni che gestiscono o appaltano la cura del verde urbano, affinché siano salvaguardate le api da scorrette scelte in materia di trattamenti antiparassitari nonché assicurare una costante sensibilizzazione dei cittadini alla tutela degli insetti impollinatori, a partire dalle scelte per la gestione del verde privato, come giardini e orti;

8) a prevedere la formazione sistematica nelle scuole primarie e secondarie, soprattutto quelle ad indirizzo agrario, sul ruolo degli insetti impollinatori, e in particolar modo delle api, nonché sulla loro funzione per il mantenimento della biodiversità.

(1-00498) (5 luglio 2022)

BERNINI Anna Maria, GALLONE Maria Alessandra, CALIGIURI Fulvia Michela, DE BONIS, MANGIALAVORI, MESSINA Alfredo, PAPATHEU Urania Giulia Rosina, GALLIANI, GIAMMANCO Gabriella, MALLEGNI, RIZZOTTI Maria, RONZULLI Licia, AIMI, ALDERISI Francesca, BARACHINI, BARBONI, BERARDI, BINETTI Paola, BOCCARDI, CALIENDO, CANGINI, CESARO, CRAXI Stefania Gabriella Anastasia, DAL MAS, DAMIANI, DE POLI, DE SIANO, FAZZONE, FERRO, FLORIS, GASPARRI, GHEDINI, GIRO, MODENA Fiammetta, PAGANO, PAROLI, PEROSINO, SACCONE, SCHIFANI, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE Laura, TIRABOSCHI Maria Virginia, TOFFANIN Roberta, VITALI, VONO Gelsomina - Il Senato,

premesso che:

il settore apistico in Italia conta oltre 1.400.000 alveari, detenuti da circa 60.000 apicoltori di cui circa 41.000 allevano le api in autoconsumo e detengono circa 350.000 alveari (25 per cento del totale) mentre i restanti 19.000 apicoltori sono titolari di aziende che allevano api a fini economici e detengono il 75 per cento degli alveari del patrimonio apistico nazionale;

il comparto è quindi caratterizzato principalmente da aziende che allevano api per trarne un reddito, integrativo o prevalente, nell'ambito dell'attività agricola;

il venir meno del ruolo delle api comporterebbe un costo di 153 miliardi di euro a livello mondiale, pari al 10 per cento del valore di mercato dei prodotti alimentari;

circa l'84 per cento delle specie coltivate in Europa dipende dall'impollinazione degli insetti, come anche il 70 per cento delle principali colture utilizzate nel mondo per il consumo umano;

da alcuni anni, come evidenziato nei rapporti annuali ISMEA e dall'Unione nazionale associazioni apicoltori italiani (UNA.API), la produzione del miele italiano è in forte calo in tutto il Paese a causa di diversi fattori fra loro concomitanti e spesso sovrapponibili: cambiamenti climatici, l'uso massiccio di pesticidi in agricoltura, diffusione di nuove parassitosi, riduzione della superficie e delle specie botaniche di interesse apistico;

come emerge dai dati dell'Osservatorio nazionale del miele dell'ISMEA, nonostante i problemi produttivi, negli ultimi due anni si registra un calo delle quotazioni dei prezzi del miele nazionale oltre a un'accentuata riduzione della domanda e di conseguenza degli scambi interni e verso l'estero;

posto che l'Italia produce circa il 50 per cento del fabbisogno nazionale di miele, tale insolito atteggiamento del mercato, in annate scarsamente produttive, è da imputare ad una serie di motivi: sostituzione di alcune referenze carenti con prodotto di altri Paesi UE; crescente import e proposta commerciale di miele asiatico di dubbia qualità e a basso costo; aumento quantitativo e qualitativo delle adulterazioni e frodi, sempre più sofisticate; scarsa efficacia dei controlli sul prodotto extra UE importato; contrazione dei consumi invernali causata dal clima più mite; carenza di comunicazione sui temi qualitativi;

a causa delle crescenti contraffazioni e frodi, il miele è al terzo posto, dopo latte e olio, nella classifica degli alimenti maggiormente contraffatti a livello mondiale;

considerato che:

l'unico Paese che fa eccezione a tale tendenza produttiva negativa è la Cina, principale esportatore mondiale di miele, con ingiustificati incrementi produttivi non corrispondenti ad analoga crescita del numero di alveari allevati. Le importazioni in Unione europea provenienti dalla Cina ammontano mediamente a circa 80.000 tonnellate all'anno;

in Cina è molto diffusa la prassi di raccogliere miele immaturo con alto contenuto di acqua, che è poi conferito alle "fabbriche del miele" che provvedono a lavorarlo, filtrarlo e deumidificarlo. Tale metodo di produzione cinese non è conforme alla direttiva 2001/110/CE concernente la produzione e la commercializzazione del miele e al codex alimentarius che sono incentrate sul divieto di immissione o estrazione di qualsiasi sostanza dal miele destinato al consumo alimentare;

si assiste, pertanto, da anni alla commercializzazione di un prodotto che può essere definito miele secondo la normativa cinese, ma non secondo quella europea e secondo la definizione del codex alimentarius;

tenuto conto che:

è compito della UE, degli Stati membri e dell'Italia garantire che tutti i mieli importati provenienti da Paesi terzi siano conformi alla definizione di miele nella UE, in primo luogo quelli di origine cinese;

occorre, quindi, sostenere le imprese in difficoltà e attivare a livello europeo un piano d'azione contro le contraffazioni, rafforzando le procedure di tracciabilità,

impegna il Governo:

1) ad adottare disposizioni volte a sostenere le imprese apistiche al verificarsi di eventi inconsueti, per la mancata produzione, come avviene per le altre imprese agricole;

2) a definire un piano di controlli sui mieli di importazione al fine di individuare e ridurre la quantità di miele non conforme alla normativa comunitaria immesso sul mercato nazionale;

3) ad attivarsi in tutte le sedi opportune, al fine di uniformare a quella italiana la normativa sull'etichettatura del miele di tutti i Paesi dell'Unione europea, con chiara ed univoca indicazione del Paese di origine anche per le miscele di mieli, estendendo lo stesso obbligo anche a tutti gli altri prodotti alimentari dell'alveare quali pappa reale, polline e propoli;

4) ad attivare campagne di informazione e promozione a sostegno del miele italiano e delle sue proprietà nutritive e sui benefici per la salute derivanti dal suo consumo, anche presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado;

5) a prevedere "pacchetti" di misure di sostegno agli apicoltori e alle buone pratiche, come ad esempio la diversificazione delle colture e una più stringente regolamentazione dell'uso di anti parassitari e diserbanti;

6) a mettere in atto misure agroambientali e climatiche (AECM) incentrate sui sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente, tecnologie di precisione, agricoltura biologica e lotta integrata ed energie rinnovabili.

(1-00503) (5 luglio 2022)

DE CARLO, LA PIETRA, CIRIANI, RAUTI Isabella, BALBONI, BARBARO, CALANDRINI, DE BERTOLDI, DRAGO Tiziana Carmela Rosaria, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHÈ Daniela, IANNONE, LA RUSSA, MAFFONI, MALAN, NASTRI, PETRENGA Giovanna, RUSPANDINI, TOTARO, URSO, ZAFFINI - Il Senato,

premesso che:

nel 2017 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito la celebrazione della terza giornata mondiale delle api, individuando il 20 maggio (data di nascita di Anton Janša (1734-1773), che nel XVIII secolo fu un pioniere delle tecniche di apicoltura moderne) come il giorno per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle istituzioni sul ruolo fondamentale di questi insetti per l'equilibrio degli ecosistemi, la tutela dei territori e la sicurezza alimentare;

fra gli scopi ispiratori vi sono:

attirare l'attenzione della popolazione mondiale e dei politici sull'importanza della protezione delle api;

ricordare che l'umanità dipende dalle api e da altri impollinatori;

proteggere le api ed altri impollinatori per contribuire in modo significativo alla soluzione dei problemi legati all'approvvigionamento alimentare globale e per eliminare la fame nei Paesi sottosviluppati;

fermare la perdita di biodiversità ed il degrado degli ecosistemi in modo da contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

più del 40 per cento delle specie di invertebrati, in particolare api e farfalle, che garantiscono l'impollinazione, rischiano di scomparire; in particolare in Europa il 9,2 per cento delle specie di api europee sono attualmente minacciate di estinzione (IUCN, 2015). Senza di esse molte specie di piante si estinguerebbero e gli attuali livelli di produttività potrebbero essere mantenuti solamente ad altissimi costi attraverso l'impollinazione artificiale. Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70 per cento dell'impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta e garantiscono circa il 35 per cento della produzione globale di cibo;

negli ultimi 50 anni la produzione agricola ha avuto un incremento di circa il 30 per cento grazie al contributo diretto degli insetti impollinatori;

a scala globale, più del 90 per cento dei principali tipi di colture sono visitati dagli Apoidei e circa il 30 per cento dai ditteri (tra cui le mosche), mentre ciascuno degli altri gruppi tassonomici visita meno del 6 per cento delle colture. Alcune specie di api, come l'ape occidentale (Apis mellifera) e l'ape orientale del miele (Apis cerana), alcuni calabroni, alcune api senza pungiglione e alcune api solitarie sono allevate (domesticate); tuttavia, la stragrande maggioranza delle 20.077 specie di apoidei conosciute al mondo sono selvatiche;

gli impollinatori svolgono in natura un ruolo vitale come servizio di regolazione dell'ecosistema. Si stima che l'87,5 per cento (circa 308.000 specie) delle piante selvatiche in fiore del mondo dipendono, almeno in parte, dall'impollinazione animale per la riproduzione sessuale, e questo varia dal 94 per cento nelle comunità vegetali tropicali al 78 per cento in quelle delle zone temperate (IPBES, 2017). È stato dimostrato che il 70 per cento delle 115 colture agrarie di rilevanza mondiale beneficiano dell'impollinazione animale (Klein et al., 2007); inoltre l'incremento del valore monetario annuo mondiale delle produzioni agricole ammonta a circa 260 miliardi di euro (Lautenbach, 2012). In Europa la produzione di circa l'80 per cento delle 264 specie coltivate dipende dall'attività degli insetti impollinatori (EFSA, 2009);

la protezione degli insetti impollinatori, in particolare apoidei e farfalle è quindi di fondamentale rilevanza, poiché essi svolgono un importante ruolo nell'impollinazione di una vasta gamma di colture e piante selvatiche;

le api forniscono inoltre preziosi prodotti dell'alveare quali: miele, polline, pappa reale, cera, propoli, veleno, da sempre utilizzati ed apprezzati dall'uomo;

la maggior parte delle piante di interesse agricolo necessita degli insetti pronubi per l'impollinazione. A causa di alcune scelte della moderna agricoltura come la monocultura, l'eliminazione delle siepi e l'impiego dei fitofarmaci, nonché l'alterazione e la frammentazione delle aree naturali, l'ambiente è divenuto inospitale per la maggior parte degli insetti pronubi;

il declino della presenza dei pronubi selvatici ha fatto sì che l'importanza dell'Apis mellifera sia diventata fondamentale per alcune colture;

in Europa, quasi metà delle specie di insetti è in grave declino e un terzo è in pericolo di estinzione. Il cambiamento dell'habitat e l'inquinamento ambientale sono tra le principali cause di questo declino. In particolare, l'intensificazione dell'agricoltura negli ultimi sei decenni e l'uso diffuso e inarrestabile dei pesticidi sintetici rappresenta uno dei principali fattori di decremento delle popolazioni e di perdita di biodiversità degli insetti pronubi negli ultimi tempi;

considerato che i cambiamenti climatici che si manifestano con eventi atmosferici sempre più estremi, sommati all'utilizzo dei pesticidi e all'accrescimento dell'inquinamento, rappresentano per l'apicoltura e per la sopravvivenza della specie un serio pericolo e un ingente fattore di rischio cui è necessario intervenire, poiché le ripercussioni che ciò avrà per gli ecosistemi del pianeta nei prossimi anni potrebbero essere molto gravi, in virtù del fatto che gli insetti sono la base strutturale e funzionale della maggior parte degli ecosistemi del Pianeta;

il ripristino degli habitat naturali, insieme ad una drastica riduzione degli input agro-chimici e alla "riprogettazione" agricola, è probabilmente il modo più efficace per evitare ulteriori diminuzioni o scomparse degli insetti impollinatori, in particolare nelle aree ad agricoltura intensiva. Ad esempio, filari, siepi e prati impiantate ai margini del campo aumentano l'abbondanza di impollinatori selvatici, come pure la rotazione delle colture con trifoglio o altre leguminose può incrementare l'abbondanza e la diversità dei bombi, che a loro volta migliorano la resa delle colture e la redditività dell'azienda. Queste pratiche di "ingegneria ecologica" non solo favoriscono gli impollinatori, ma conservano anche i nemici naturali degli insetti che sono essenziali per contenere le specie di parassiti erbivori che attaccano numerose ed importanti colture. Tuttavia, affinché queste misure siano efficaci, è fondamentale che gli attuali modelli di utilizzo dei pesticidi, principalmente insetticidi e fungicidi, siano ridotti al minimo per consentire il recupero delle popolazioni di insetti e dei relativi servizi di "controllo biologico" dei patogeni;

in molti dei sistemi agricoli presenti nel mondo, il controllo biologico costituisce un mezzo sottoutilizzato, ma economicamente efficace e a basso impatto ambientale per risolvere i problemi dei parassiti delle colture, in grado di preservare la biodiversità sia all'interno che al di fuori delle aziende agricole,

impegna il Governo:

1) a favorire e a sostenere lo sviluppo delle attività apistiche in maniera diffusa sul territorio nazionale, come opportunità di reddito e inclusione sociale e come bioindicatore dello stato di salute dell'ambiente;

2) a trasferire l'IVA imponibile sull'attrezzatura da apicoltura dal 22 al 10 per cento;

3) a prevedere l'indennizzo e il sostegno al reddito nel caso di conclamati danni alla produzione causati dai cambiamenti climatici con produzioni anche prossime allo zero (es. 2019 e 2021) o dall'utilizzo improprio di biocidi o prodotti fitosanitari che determinano anche la morte di massa degli apiari;

4) a favorire la presa di coscienza sul ruolo delle api e dell'apicoltura per la salvaguardia della biodiversità e della sicurezza alimentare, e come opportunità di sviluppo economico sostenibile del territorio;

5) ad includere e ad incrementare nella pianificazione del verde pubblico la coltivazione di specie vegetali gradite alle api anche attraverso la realizzazione di aree dedicate rilanciando la coltivazione di piante locali mellifere e a selezionare i "miscugli apistici" per la semina dei prati destinati a verde pubblico fra cui scuole, ospedali, giardini;

6) a porre grande attenzione ai trattamenti sulle alberate delle città, da evitare in fioritura e in presenza di melata;

7) a ridurre progressivamente, fino ad eliminarlo, l'uso di erbicidi nella manutenzione dei cigli stradali e negli spazi verdi pubblici;

8) a promuovere una riflessione nelle comunità coinvolgendo i cittadini e i principali portatori di interesse sul rapporto tra l'agricoltura e le api e sulle possibili strategie di valorizzazione e salvaguardia del territorio che passino attraverso il recupero e l'adozione di buone pratiche agricole incentrate sulla sostenibilità, fra cui il finanziamento di corsi di formazione gratuiti per i piccoli imprenditori agricoli o i contadini "fai da te" per aiutarli a fare un utilizzo consapevole dei prodotti chimici;

9) a promuovere e a sostenere iniziative a sostegno dell'apicoltura (eventi, mostre, convegni, premi) anche in collaborazione con altri Comuni, ivi incluso la realizzazione di azioni concrete e simboliche nella propria città al fine di sensibilizzare la cittadinanza, quali ad esempio la realizzazione di un "Giardino delle api" (con piante nettarifere o aromatiche, e eventuali arnie dimostrative), l'ideazione di percorsi didattico-informativi, l'utilizzo delle api come tema artistico-decorativo nei progetti di riqualificazione urbana e di decoro della città (sul modello street art);

10) a sollecitare l'impegno delle istituzioni a tutti i livelli, locali, nazionali ed internazionali, nella difesa e salvaguardia delle api e dell'apicoltura;

11) a promuovere iniziative di informazione e sensibilizzazione sul valore di bene comune dell'apicoltura, coinvolgendo in particolare le scuole di ogni ordine e grado del proprio territorio.

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