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Assemblea - XVIII Legislatura

ORDINE DEL GIORNO

Giovedì 20 febbraio 2020

alle ore 9,30

194a Seduta Pubblica

I. Seguito della discussione del disegno di legge:

Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, recante modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni (1659)

II. Discussione dalla sede redigente del disegno di legge:

Laura BOTTICI ed altri. - Norme riguardanti il trasferimento al patrimonio disponibile e la successiva cessione a privati di aree demaniali nel comune di Chioggia (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) - Relatore SAVIANE (Relazione orale) (1149-B)

III. Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (testi allegati) (alle ore 15)




INTERROGAZIONE SULL'AVVIO DI UNA NUOVA MISSIONE AERONAVALE NEL MEDITERRANEO CENTRALE

(3-01405) (19 febbraio 2020)

RAUTI, CIRIANI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:

il 17 febbraio 2020, i ministri degli esteri dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo politico per l'avvio di una nuova missione aeronavale nel Mediterraneo centrale, con l'obiettivo di attuare l'embargo Onu sulle armi in Libia;

la nuova missione sostituirà l'attuale missione EUNAVFOR Med, operazione militare navale "Sophia", a guida italiana, che, avviata il 22 giugno 2015, arrivata a scadenza è stata prorogata di sei mesi, fino al 31 marzo 2020;

l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Josep Borrell, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio affari esteri della UE, ha spiegato che la nuova operazione «comprenderà "asset" aerei, satellitari e marittimi, quindi non solo navali. Le navi militari serviranno anche come base per il controllo radar dello spazio aereo»; inoltre «l'area delle operazioni verrà definita con l'accordo sul mandato; non coprirà la stessa area di Sophia, che interessava tutta la costa libica, da un confine all'altro del Paese, ma sarà concentrata sulla sua parte orientale, quella da cui arrivano le armi, in posizione strategica rispetto alle rotte delle navi che portano le armi alla Libia. Lo staff militare definirà l'area operativa in accordo con questo mandato»;

a fronte dei toni enfatici e trionfalistici che hanno accompagnato il raggiungimento di tale accordo, permane, invece, tutta una serie di criticità e di incertezze riguardo all'operatività concreta e all'effettiva efficacia dell'intera operazione;

come confermato dall'Alto rappresentante, sono "legittime", infatti, le preoccupazioni di alcuni Stati membri «sui potenziali effetti di attrazione per i flussi migratori, il cosiddetto "pull factor"» e, al riguardo, è stato deciso che ci sarà un monitoraggio della sua eventuale comparsa, con regolari rapporti al comando dell'operazione, per cui, qualora esso dovesse manifestarsi, gli asset marittimi saranno ritirati dalle aree pertinenti (quelle in cui il "pull factor" si è manifestato);

ad oggi manca, dunque, l'individuazione dei necessari dispositivi e dettagli nonché delle regole d'ingaggio per la concretizzazione del nuovo meccanismo, ipotizzato solo a grandi linee, oltre alla predisposizione di tutte le procedure, anche a livello dei singoli Stati, per rendere effettivamente operativo l'accordo politico raggiunto;

in particolare, come ha ribadito lo stesso Borrell, le navi della nuova missione continueranno ad avere l'obbligo di soccorso in mare dei migranti e dovranno essere ulteriormente specificati, tra l'altro, i principi per decidere dove far sbarcare le persone che vengono messe in salvo e le eventuali operazioni terrestri da mettere in campo contro il traffico d'armi, considerata peraltro la difficoltà oggettiva di «agire sui confini fra due paesi» sovrani, come Libia ed Egitto;

resta ancora da chiarire, inoltre, a chi spetterà la guida della nuova missione e quali saranno i parametri di riferimento per misurare il rischio di "pull factor" (ovvero la soglia oltre la quale si considererà che si sta verificando una nuova ondata di sbarchi sulle coste europee);

secondo quanto si apprende da notizie di stampa, il prossimo 23 marzo dovrebbe essere formalizzato l'avvio della nuova operazione, che avrà una diversa area di intervento rispetto alla precedente "Sophia", che copriva l'intera costa libica: i pattugliamenti dovrebbero riguardare le acque non lontane dall'Egitto, in modo da intercettare le navi turche che riforniscono Serraj e quelle di Emirati e Giordania che tramite Suez approvvigionano Haftar;

considerato che:

a fronte delle innumerevoli incertezze evidenziate e a negoziato, di fatto, ancora aperto, appare a parere degli interroganti del tutto incomprensibile la soddisfazione mostrata dal Ministro in indirizzo che, al termine del vertice, ha dichiarato, con un eccesso di entusiasmo, che finalmente «l'Italia è stata ascoltata», che «se [la nuova missione] sarà "pull factor" la bloccheremo» e che in teoria e, comunque, non nell'immediato, essa potrebbe diventare «anche terrestre»;

nel corso delle comunicazioni tenute meno di un mese fa (il 30 gennaio 2020) nelle Commissioni congiunte 3ª e III (Affari esteri) e 4ª e IV (Difesa) di Camera e Senato sugli esiti della conferenza di Berlino, il Ministro in indirizzo ha assunto una posizione sulla questione alquanto ondivaga e, a tratti, contraddittoria; in estrema sintesi, da una parte egli aveva dichiarato: «per accorciare i tempi, evitiamo di farci dare un nuovo mandato dalle Nazioni Unite per ricostruire una missione daccapo, ma, su quella base, ne costruiamo una già esistente, trasformandola e rendendola più efficace per l'embargo», dall'altra faceva generico riferimento ad una "nuova missione";

per la maggior parte le misure messe in campo fino ad oggi per il contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di migranti e di armamenti si sono rivelate, per molti aspetti, del tutto inefficaci e carenti;

nel quadro di un approccio globale della UE alla migrazione, assolutamente insufficiente sarebbe, altresì, una missione europea navale e aereo-satellitare, limitata alla vigilanza e alla sorveglianza sull'attuazione dell'embargo delle armi, concentrata sul versante del Mediterraneo orientale, senza implementare contestualmente l'attività di contrasto all'attività dei trafficanti di migranti e di esseri umani, che rivestirebbe un ruolo secondario, per così dire residuale;

una misura sicuramente più efficace su questo versante, come da tempo richiede Fratelli d'Italia, sarebbe stata quella di impedire contestualmente la partenza dei barconi degli scafisti, attraverso l'attivazione, in accordo con le autorità della Libia, di un blocco navale direttamente al largo delle coste libiche ovvero una vera e propria "interdizione marittima", come ventilato prima della conferenza di Berlino anche dal Ministro in indirizzo;

peraltro, anche il mero obiettivo di garantire l'attuazione dell'embargo delle armi risulterebbe, di fatto, vanificato, dalla possibilità concreta che le stesse continuino ad arrivare via aerea e via terra, mancando, come è stato confermato, l'avvio contestuale di un'efficace operazione terrestre; inoltre, nella migliore delle ipotesi, un rischio concreto potrebbe essere quello di ingenerare il ragionevole sospetto che la stessa operazione possa colpire esclusivamente la parte che si approvvigiona degli armamenti via mare, sottovalutando altri canali pur rilevanti;

a ciò si aggiunge che il nostro Paese, con la nuova operazione, caldeggiata principalmente da Francia e Germania, rischia di perdere il ruolo di Paese guida nelle attività che interessano l'area mediterranea,

si chiede di sapere quali ulteriori elementi di dettaglio, oltre quanto sta già emergendo da notizie di stampa, il Ministro in indirizzo ritenga di dover fornire riguardo all'accordo politico raggiunto in sede europea, anche al fine di fugare ogni dubbio e preoccupazione circa possibili minacce per la difesa dell'interesse e della sicurezza nazionale, e, in ogni caso, quali siano le motivazioni che hanno portato il Governo a cambiare posizione, optando per l'avvio di una missione europea ex novo, piuttosto che per un rafforzamento e ampliamento dell'operazione "Sophia" a guida italiana, come sostenuto in numerose sedi istituzionali.


INTERROGAZIONE SULLE POLITICHE DEL GOVERNO PER LA STABILIZZAZIONE DELLA LIBIA E IL DIALOGO CON L'IRAN

(3-01403) (19 febbraio 2020)

PETROCELLI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:

nel corso della 56a edizione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, conclusasi il 16 febbraio 2020, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha incontrato il suo omologo iraniano Zarif ed ha preso parte all'International follow-up committee on Libya, affrontando due dei dossier più delicati nell'attuale quadro internazionale;

la situazione di conflitto latente in Libia, nonostante la tregua formalmente stabilita, rimane particolarmente preoccupante. La vice rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia, Stephanie Williams, ha infatti riconosciuto che "la tregua è appesa a un filo" e "l'embargo sulle armi è una barzelletta";

l'Italia è sempre stata tra i Paesi più attivamente impegnati nella ricerca di una soluzione politica alla questione libica ed è tra quelli più direttamente esposti agli effetti destabilizzanti della crisi in termini di minaccia terroristica, sicurezza energetica e pressione migratoria;

l'impegno italiano è testimoniato dall'intensa attività diplomatica, basata sul coinvolgimento di tutti gli attori libici e svolta, sia a livello internazionale nel quadro del "processo di Berlino", che in seno all'Unione europea, dove sono stati raggiunti importanti risultati quali il varo di una nuova missione per il monitoraggio dell'embargo sulle armi;

il dossier libico continua ad interessare anche attori terzi che, pur sostenendo formalmente la linea ONU di giungere a una soluzione negoziata della crisi, di fatto sostengono interessi e strategie che contribuiscono ad alimentare e perpetuare il conflitto,

si chiede di sapere quali interessi ed obiettivi specifici siano stati perseguiti dal Governo, anche in occasione della recente missione del Ministro in indirizzo in Libia, della sua partecipazione alla conferenza sulla sicurezza di Monaco e al Consiglio affari esteri della UE dello scorso 17 febbraio, in relazione alle questioni riguardanti la stabilizzazione della Libia e il dialogo con l'Iran.

INTERROGAZIONE SULLE INCONGRUENZE NEI PAGAMENTI DELLE MISURE DI SOSTEGNO ALLE AZIENDE ZOOTECNICHE DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO

(3-01408) (19 febbraio 2020)

DURNWALDER, UNTERBERGER, STEGER, LANIECE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la riforma della politica agricola comune (PAC) 2014-2020 ha introdotto un sistema di pagamenti diretti che, a partire dal 1° gennaio 2015, ha sostituito il regime di pagamento unico (RPU);

il nuovo sistema ha previsto un'impostazione "a pacchetto", con l'articolazione in 7 componenti di aiuto, di cui tre devono essere obbligatoriamente previste dallo Stato membro (pagamento di base, pagamento verde e pagamento per i giovani agricoltori) mentre le restanti quattro (aiuto ridistributivo per i primi ettari, aiuto per le aree con vincoli naturali, sostegno accoppiato e pagamenti per i piccoli agricoltori) sono facoltative;

tra le componenti facoltative, il sostegno accoppiato, di cui all'articolo 52 del regolamento (UE) n. 1307/2013, riguarda comparti specifici di produzione agricola ed è mirato a sostenerne l'attività, potendo "essere concesso esclusivamente a quei settori o a quelle regioni di uno Stato membro in cui determinati tipi di agricoltura o determinati settori agricoli che rivestono particolare importanza per ragioni economiche, sociali o ambientali, si trovano in difficoltà";

in Italia, con particolare riferimento al settore bovino, si è deciso di concedere un sostegno accoppiato (sotto forma di un pagamento annuale per ettaro ammissibile o per capo animale ammissibile) per le produzioni di latte bovino, per le vacche nutrici e per la macellazione;

a tal fine, le aziende agricole presentano, attraverso i centri di assistenza agricola (CAA) e sempre all'interno della domanda unica, anche l'apposita richiesta;

per l'erogazione del pagamento accoppiato, l'AGEA (o l'organismo pagatore regionale) prende in considerazione il reale patrimonio zootecnico con riferimento all'anno (dal 1° gennaio al 31 dicembre) per il quale l'agricoltore ha presentato apposita domanda, e controlla, attraverso la banca dati nazionale (BDN), la reale registrazione e movimentazione dei capi;

considerato altresì che:

nel territorio della provincia autonoma di Bolzano, è in uso una banca dati provinciale (VET), che concorre a costituire, a sua volta, la banca dati nazionale (BDN), all'interno della quale, al momento della nascita di ciascun nuovo capo, il "marcatore" provvede ad inserirvi i relativi dati;

a causa dell'inserimento tardivo da parte del "marcatore" o per problemi comunicativi tra le due banche dati, è avvenuto che, in sede di controllo da parte dell'organismo pagatore per la provincia autonoma di Bolzano, siano in molti casi emerse delle difformità tra il numero di capi dichiarati e quello correttamente accertato, con percentuali che, in taluni casi, superano il 50 per cento per cento del totale;

l'AGEA, all'interno del documento tecnico di calcolo per la verifica delle condizioni di ammissibilità dei capi al sostegno zootecnico di cui all'articolo 52 del regolamento (prot. n. 0044753 del 20 maggio 2019), nel riassumere le disposizioni e i rilievi europei, ha evidenziato che i servizi della Commissione, riscontrando ritardi notevoli nell'aggiornamento della base dati (la cui responsabilità, nella stragrande maggioranza dei casi, sarebbe da addebitarsi alle associazioni di agricoltori APA o ai servizi veterinari locali delle ASL), oltre a ribadire che essi compromettono l'affidabilità dei controlli incrociati effettuati nella banca dati, avrebbero concluso che "è opportuno che le sanzioni siano applicate anche se l'agricoltore ha provveduto a comunicare in tempo, poiché egli è l'ultimo soggetto responsabile della notifica dei movimenti";

alle aziende agricole alle quali è stata contestata tale difformità tra i capi, non solo sono state revocate parzialmente le domande presentate, ma è stata altresì applicata una sanzione corrispondente ad una volta la differenza riscontrata, così come stabilito dall'articolo 31 del regolamento (UE) 640/2014, pari quindi a importi che per le piccole aziende si aggirano intorno ad alcune centinaia di euro e che non dovranno essere versati, ma saranno recuperati direttamente tramite compensazione su eventuali futuri pagamenti entro i prossimi 3 anni;

in relazione ai controlli sul primo pilastro della PAC, la UE ha recentemente ribadito che deve essere presa in considerazione esclusivamente la banca dati nazionale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione che va a colpire duramente le aziende agricole di alta montagna, peraltro in alcun modo responsabili degli errori rilevati, e se non intenda intervenire per verificare le reali responsabilità in capo ai soggetti coinvolti.


INTERROGAZIONE SULLE INIZIATIVE DI TUTELA DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI ITALIANI DAI DAZI STATUNITENSI

(3-01407) (19 febbraio 2020)

FARAONE, BONIFAZI, COMINCINI, CONZATTI, CUCCA, GARAVINI, GINETTI, GRIMANI, MAGORNO, MARINO, NENCINI, PARENTE, RENZI, SBROLLINI, SUDANO, VONO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il 2 ottobre 2019, il WTO ha autorizzato gli Stati Uniti ad imporre dazi doganali per circa 7,5 miliardi di dollari di import dall'Unione europea, accusata di aver aiutato negli anni in modo illegale Airbus nello sviluppo e lancio di alcuni suoi modelli (A380 e A350). L'Italia si ritrova ad essere punita dai dazi Usa nonostante l'Airbus sia essenzialmente un progetto franco-tedesco al quale si sono aggiunti Spagna e Regno Unito;

secondo le elaborazioni su fonti ISTAT dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE), dal mese di gennaio al mese di settembre 2019, il volume dell'export italiano verso gli Stati Uniti d'America è stato di 33.173,86 milioni di euro;

i nuovi dazi colpiscono un'ampia varietà di merci europee; con la conclusione, il 13 gennaio 2020, della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del commercio americano (USTR) ed in previsione di una possibile nuova estensione delle tariffe doganali paventata entro il 15 febbraio, sembrerebbero ricompresi al suo interno importanti prodotti made in Italy tra cui vino, olio e pasta, oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè, per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro;

secondo l'allarme lanciato da Coldiretti "la nuova lista ora interessa i 2/3 del valore dell'export del Made in Italy agroalimentare in Usa che è risultato pari a 4,5 miliardi in crescita del 13% nei primi nove mesi del 2019. Il vino con un valore delle esportazioni di quasi 1,5 miliardi di euro in aumento del 5% nel 2019 è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States, mentre le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 436 milioni anch'esse in aumento del 5% nel 2019 ma a rischio è anche la pasta con 305 milioni di valore delle esportazioni con un aumento record del 19% nel 2019 su dati Istat relativi ai primi nove mesi dell'anno";

l'imposizione di dazi comporterà anche un rafforzamento del mercato dei prodotti che sfruttano in modo inveritiero il collegamento con l'origine italiana ("italian sounding") con il proliferare di finti prosecchi, finte fontine, finto parmigiano e finte paste italiane;

per evitare l'imposizione di dazi che mettono a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari italiani oltre i confini comunitari, occorre rafforzare gli sforzi diretti a tutelare, anche a livello diplomatico, le nostre imprese attive nell'esportazione e importazione e formalizzare accordi a tutela delle imprese che esportano, ma anche di quelle che importano;

il 15 gennaio il Presidente americano Donald Trump e il vice premier cinese Liu He hanno firmato alla Casa Bianca la "Phase one" (fase uno), un accordo che consente alla parte asiatica di ottenere il blocco dei nuovi dazi che sarebbero dovuti scattare il 15 dicembre 2019 e anche l'eliminazione dell'etichetta di "manipolatore di valuta" dai documenti del Dipartimento del tesoro americano, e alla parte statunitense di aumentare nel giro di due anni le esportazioni di manufatti per un valore complessivo di 80 miliardi di dollari e la fornitura di gas naturale liquefatto e petrolio per un totale stimato di 50 miliardi di dollari;

tuttavia, alla luce della recente epidemia di coronavirus che ha colpito pesantemente il Paese asiatico e stando ai primi dati diffusi dal Fondo monetario internazionale (FMI), che evidenzierebbe un rallentamento dell'economia cinese nel primo semestre 2020, tale volume di affari sembrerebbe ottimistico;

in questo quadro l'Italia, data la natura "export led" della propria economia, ha un interesse precipuo a svolgere un'attività negoziale anche all'interno dell'Unione europea, per tutelare in specifico le proprie produzioni di eccellenza;

rilevato che:

il lavoro svolto dal ministro Bellanova e dall'intero Governo ha dato i suoi frutti, scongiurando che le eccellenze italiane subissero danni irreparabili;

infatti l'agroalimentare italiano non compare nella lista dell'USTR americana, recentemente pubblicata, dei prodotti soggetti a dazi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda continuare a svolgere, ed attraverso quali iniziative, la tutela delle eccellenze agroalimentari italiane, anche al fine di contrastare il fenomeno dell'italian sounding.


INTERROGAZIONE SUL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE E SULL'IMPOSIZIONE DI DAZI NEL COMMERCIO AGROALIMENTARE CON GLI STATI UNITI

(3-01393) (18 febbraio 2020) (Già 2-00058) (5 febbraio 2020)

DE PETRIS, NUGNES, FATTORI, DI MARZIO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

a poche ore dal suo arrivo a Roma previsto per il 29 gennaio 2020, il Ministro americano dell'agricoltura Sonny Perdue ha incontrato la stampa internazionale a Bruxelles dopo un meeting con i commissari europei Janusz Wojciechowski (agricoltura), Stella Kyriakides (salute) e Phil Hogan (commercio), dichiarando che: "a Davos, le parti hanno concordato settimane, non mesi" per chiudere un accordo. Secondo Perdue, Hogan "deve convincere gli altri Commissari e il Parlamento". La conferenza stampa è stata occasione per mettere in chiaro i paletti che gli Stati Uniti vogliono sradicare con il nuovo trattato transatlantico di facilitazione commerciale (TTIP). Per Washington l'approccio vigente in Europa non è accettabile, e la nuova Commissione presieduta dalla Von der Leyen deve abbandonare il principio di precauzione per basarsi su "una solida scienza";

per capire il concetto di "solida scienza" statunitense basti sapere che negli USA i nuovi prodotti e sostanze vengono messi in commercio sulla base di valutazioni fatte dalle imprese. I controlli delle agenzie pubbliche scattano soltanto su ricorsi o denunce dei cittadini e consumatori vittime degli eventuali impatti negativi;

nella UE, invece, si adotta il principio di precauzione per evitare che l'onere della prova, nei casi in cui ci siano forti preoccupazioni sulla nocività di una sostanza o di un prodotto, ricada sui cittadini a tragedia già avvenuta. La differenza di approccio ha tenuto finora fuori dal mercato europeo pesticidi, organismi geneticamente modificati e alimenti trattati con sostanze pericolose per la salute e attualmente vietate, provenienti dagli Stati Uniti;

il Ministro dell'agricoltura statunitense ha altresì dichiarato alla stampa che il commissario UE per il commercio Hogan avrebbe "riconosciuto che dobbiamo conciliare il deficit di 10-12 miliardi di dollari con l'UE" relativamente agli scambi di prodotti agricoli. A questo proposito, ha detto Perdue, Trump sarebbe "completamente concentrato" (laser-focused) "sulla chiusura di quel deficit commerciale agricolo con il blocco europeo";

il Governo statunitense chiede all'Unione europea pesanti concessioni: un indebolimento delle norme sanitarie e fitosanitarie, così come dei limiti massimi consentiti di residui di pesticidi e altre sostanze chimiche nel cibo; il cambio della legislazione europea sugli organismi geneticamente modificati per consentire il commercio di alimenti geneticamente manipolati, soprattutto se prodotti con le nuove tecniche di creazione varietale (in particolare quella denominata CRISPR);

in merito a questo secondo caso, è stata emessa una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea che obbliga i prodotti di queste nuove tecniche a sottostare alle normative vigenti in tema di organismi geneticamente modificati. Nonostante questo, le lobby dell'agribusiness continuano a chiedere un cambio di regime, supportate da una parte di mondo scientifico che sottovaluta i rischi ambientali e guarda con favore all'estensione della proprietà intellettuale su piante e sementi;

a giudizio degli interroganti quella impressa dagli Stati Uniti è una forzatura inaudita e inaccettabile. Lo stesso Parlamento europeo ha negato alla Commissione europea il mandato di negoziare il commercio dei prodotti agricoli;

l'amministrazione Trump si è inoltre tirata fuori dagli impegni dell'accordo di Parigi sul clima, favorendo così una concorrenza sleale nei confronti di Paesi che come l'Italia rispettano tali impegni. Il TTIP non potrà che far crescere la produzione di emissioni climalteranti, in contrasto con le misure previste dai programmi di "green new deal" europeo e italiano, e con il manifesto di Assisi ispirato dal pontefice Francesco e sottoscritto dal nostro premier Conte,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di dovere respingere un nuovo TTIP, salvaguardando il principio di precauzione, respingendo il via libera al commercio di cibi contenenti pesticidi e di organismi geneticamente modificati, nonché l'imposizione di nuovi dazi da parte degli USA.


INTERROGAZIONE SU INIZIATIVE PER CONTRASTARE GLI IMPATTI NEGATIVI SUL SETTORE AGROALIMENTARE DEI NUOVI DAZI STATUNITENSI

(3-01395) (18 febbraio 2020) (Già 2-00054) (8 gennaio 2020)

SALVINI Matteo, ROMEO, CENTINAIO, BERGESIO, VALLARDI, SBRANA, ARRIGONI, BAGNAI, BORGHESI, BORGONZONI, BOSSI Simone, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CALDEROLI, CAMPARI, CANDIANI, CANDURA, CASOLATI, CORTI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, GRASSI, IWOBI, LUNESU, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, PELLEGRINI Emanuele, PEPE, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, RUFA, SAPONARA, SAVIANE, STEFANI, TOSATO, URRARO, VESCOVI, ZULIANI, CANTU' - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

da notizie di stampa si apprende come gli Stati Uniti si stiano preparando a colpire nuovamente il "made in Italy" con l'introduzione di nuovi dazi a danno dell'agroalimentare italiano;

nell'elenco pubblicato sul sito del Dipartimento del tesoro americano sono circa 93 i prodotti italiani ad essere stati interessati dalla prima ondata di dazi, in vigore dal 18 ottobre 2019, che ha colpito principalmente il settore lattiero-caseario; quest'ultimo rappresenta circa il 14,5 per cento dei prodotti alimentari venduti negli Usa;

con la revisione delle liste, secondo la regola "del carosello", nuovi prodotti agroalimentari simbolo del made in Italy, quali vino ed olio d'oliva, potrebbero essere sottoposti a dazi, segnando un'ulteriore contrazione delle esportazioni italiane, per una perdita di circa 2 miliardi di euro;

secondo le analisi svolte dalla Banca d'Italia, i soli dazi già oggi in vigore determinano un danno complessivo per il nostro Paese di circa 400 milioni di euro; soltanto il parmigiano costa oggi negli Usa circa 45 dollari al chilo. In prospettiva la perdita potenziale di posizioni sul mercato americano è quindi valutabile nell'ordine del 10-15 per cento;

l'Italia è un Paese di riferimento importante per gli Usa, un drastico calo delle esportazioni avrebbe serie ricadute sulla stessa economia americana, con conseguenze negative per il commercio, la ristorazione ed il turismo. Gli stessi importatori americani hanno infatti sostenuto diverse petizioni contro l'imposizione di nuovi dazi sul vino e sull'olio di oliva;

gli Stati Uniti sono la prima destinazione delle vendite di vino italiano, per un totale di circa 1,5 miliardi di euro, mentre l'olio di oliva assicura alle nostre esportazioni un ulteriore contributo di circa 400 milioni di euro all'anno. L'impatto che i nuovi dazi potrebbero procurare a danno delle produzioni italiane sarebbe devastante non solo per le realtà dei singoli territori, espressione della cultura, delle tradizioni e delle tipicità locali, ma in generale per l'intera economia;

alla minaccia dei dazi americani, si aggiungono per il nostro Paese, con rifermento particolare alle produzioni di vino e di olio d'oliva, le insidie legate all'adozione di pratiche sleali attraverso il ricorso, ormai consolidato, alle vendite promozionali da parte della grande distribuzione, che abbatte di circa il 30 per cento il compenso del produttore;

le misure adottate, anche con l'ultima legge di bilancio per il 2020 (legge n. 160 del 2019), sono risultate poco efficaci a tutelare le produzioni nazionali colpite dai dazi americani,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per sollecitare, nelle sedi opportune, la ripresa dei negoziati tra UE e Usa, al fine di mettere in atto ogni possibile iniziativa volta ad evitare i negativi impatti per l'agroalimentare italiano, a seguito dell'eventuale introduzione di nuovi dazi americani, impedendo che vengano messi a rischio i prodotti simbolo del made in Italy;

quali iniziative intenda mettere in atto per varare le procedure, in accordo con le istituzioni europee, di compensazione economica che si rendano necessarie per reintegrare le perdite subite dal comparto agroalimentare italiano;

se intenda attivarsi celermente per recepire la direttiva (UE) 2019/633 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 in materia di pratiche commerciali sleali, al fine di ristabilire condizioni contrattuali più eque lungo la catena della distribuzione alimentare.


INTERROGAZIONE SU MISURE DI CONTENIMENTO DEI DANNI CAUSATI ALL'AGRICOLTURA DALLA FAUNA SELVATICA

(3-01404) (19 febbraio 2020)

BERNINI, MALAN, BATTISTONI, SERAFINI, CALIGIURI, LONARDO, MANGIALAVORI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

sempre più spesso vengono lanciati allarmi circa lo stato emergenziale in cui versa il settore agricolo. Tale situazione richiederebbe un piano di interventi ed investimenti straordinari per rilanciarne la capacità produttiva e salvaguardare le nostre imprese agricole;

i danni alla nostra agricoltura sono causati anche dalla fauna selvatica. Per questa ragione occorre individuare urgentemente misure condivise ed efficaci, ma soprattutto preventive;

secondo gli ultimi dati ISPRA e Coldiretti si segnalano un raddoppio del numero degli esemplari di cinghiali nella penisola in 10 anni: dai 500.000 del 2010 a oltre un milione nel 2020;

la presenza così massiva di questa specie sta causando danni e pericoli rilevanti in tutta Italia. Nel nostro Paese questo allarme non è mai stato così alto: oltre ai cinghiali, la proliferazione incontrollata di animali selvatici pericolosi, infatti, crea danni alle coltivazioni, come la distruzione dei raccolti, lo sterminio di interi greggi, il danneggiamento degli argini dei fiumi, l'assedio alle stalle e anche gravi rischi per l'incolumità pubblica, come testimoniano i sempre più comuni avvistamenti di ungulati nei centri abitati e lungo le strade comunali e provinciali;

la grave situazione è diventata un'emergenza nazionale e sta portando, da Nord a Sud, all'abbandono delle aree interne e montane, a problemi sociali, economici ed ambientali, con inevitabili riflessi sui paesaggi e sulle produzioni. Tale evenienza è l'ennesimo schiaffo agli agricoltori ormai esausti: il venir meno della loro presenza sul territorio significa anche la mancanza della costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico;

i fondi regionali destinati alla prevenzione ed ai risarcimenti per far fronte ai danni causati dalla fauna selvatica si sono rivelati del tutto insufficienti, riuscendo a coprire, mediamente, solo un terzo delle richieste ricevute,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere la problematica;

se non ritenga opportuno valutare la possibilità di adottare misure di controllo numerico volte a facilitare il contenimento della fauna selvatica;

se non ritenga opportuno istituire un fondo nazionale che vada a coadiuvare i fondi regionali per riuscire a far fronte agli ingenti danni arrecati all'agricoltura dalla fauna selvatica.


INTERROGAZIONE SULLO SVILUPPO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN TERMINI DI TECNOLOGIA E CAPITALE UMANO

(3-01406) (19 febbraio 2020)

D'ALFONSO, MARCUCCI, MIRABELLI, STEFANO, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA', VALENTE, ROSSOMANDO, PARRINI, PINOTTI - Al Ministro per la pubblica amministrazione - Premesso che:

la crescita del sistema Paese, delle sue imprese, dei suoi territori a favore delle famiglie e delle persone richiede di mettere a disposizione la mole di risorse finanziarie in giacenza nelle tante articolazioni della pubblica amministrazione;

se si vuole un'amministrazione pubblica adeguata alle ormai impellenti necessità di ripresa economica e di competitività del nostro Paese si deve aprire una fase di semplificazione, snellimento e innovazione normativa e amministrativa, idonea a facilitare una radicale trasformazione della pubblica amministrazione nel segno della rivoluzione digitale in atto;

d'altra parte, se si vuole un'amministrazione efficiente, funzionale e responsabile, capace di dare risposte concrete in tempi brevi e certi ai cittadini e alle imprese, si deve essere coscienti che gli interventi legislativi, come quelli pure essenziali di semplificazione, non sono però sufficienti se non affiancati da una capacità di incidere sulle prassi procedimentali concretamente seguite nella pubblica amministrazione, con strumenti idonei a promuovere da subito l'efficacia, l'efficienza e l'economicità delle azioni e l'obiettivo di migliorare in modo tangibile il rendimento effettivo dell'amministrazione;

si deve oggi ammettere la limitata utilità di una nuova disciplina legislativa sulla pubblica amministrazione o la riproposizione di norme rimaste disapplicate, se non si dà luogo anche ad interventi puntuali sull'organizzazione delle strutture, sulle regole e i tempi dei procedimenti e sulla formazione di chi vi opera;

considerato che:

gli interroganti sono convinti che il Ministro per la pubblica amministrazione possa assumere anche da definizione di decisione pubblica: si ha il bisogno di ricostituire adeguatezza nel mondo delle competenze da destinare alla decisione pubblica;

per questi scopi servono formazione ripetuta, tecnologia pienamente utilizzabile, organizzazione flessibile e una proporzionata copertura normativa capace di modernizzare il procedimento amministrativo: per questi fini sono necessarie poche ma determinanti riforme "chirurgiche" idonee ad innescare effettivi percorsi di revisione delle prassi amministrative, nel segno della trasparenza dei processi decisionali e della responsabilizzazione degli attori pubblici coinvolti;

le risorse umane vanno riconosciute contrattualmente in relazione alle crescenti responsabilità di decisione. Si deve passare da un'organizzazione qualsiasi ad un'organizzazione scandita dai tempi certi, valorizzati, riconosciuti, premiati contrattualmente e se al contrario sanzionati;

per questo si deve instaurare un più coerente legame tra assetto organizzativo e azione procedimentale promuovendo un maggiore coordinamento tra la normativa sul procedimento e l'impianto organizzativo;

tenuto conto che:

ogni procedura, soprattutto se riferita a obiettivi ritenuti rilevanti e di sfida per la realizzazione del programma delle priorità delle amministrazioni procedenti, deve contenere un dettagliato progetto che consenta al cittadino e al portatore di interessi di seguire da casa la progressione dell'iter di interesse: nodi della procedura, fasi, tempi, costi, collaborazioni necessarie tutto va espresso nel progetto per evitare che continui a resistere un'organizzazione procedurale senza tempi e per questo solo dannosa per l'intrapresa economica;

occorre a questi fini assicurare la piena trasparenza della fase istruttoria della quale deve essere valorizzato il carattere pubblico, garantendo una vera e propria tracciabilità dell'attività svolta dal responsabile del procedimento, attraverso adeguati supporti informatici e documentali che consentano al cittadino e alle imprese, almeno per le procedure più complesse, il riscontro in ordine cronologico di tutte le attività poste in essere nello svolgimento dell'istruttoria, agevolandone in ogni momento la consultazione e la replicabilità;

da questo punto di vista diventa essenziale introdurre modalità innovative di partecipazione al procedimento amministrativo, con l'introduzione dell'audizione dell'interessato sulle questioni rilevanti per la decisione, garantendo che tale audizione vada pienamente documentata e comunque allegata al fascicolo istruttorio: è su questo terreno, del resto, che si potrebbero sperimentare, grazie anche ad un uso intelligente delle nuove tecnologie oggi sempre più accessibili, momenti fondati sull'oralità degli interventi nel procedimento, in un'ottica di una sua sempre maggiore trasparenza e pubblicità,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per ridurre i tempi delle procedure complesse, anche intervenendo sulle regole del procedimento e investendo su forme di incentivazione del personale dirigenziale, al fine di conseguire una maggiore rapidità decisionale e una più celere conclusione delle procedure;

quali misure intenda adottare per rimuovere gli ostacoli ancora presenti alla digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, anche con riferimento alla formazione del personale, e su quali terreni intenda utilizzare le opportunità offerte oggi dall'innovazione tecnologica per aggiornare i modelli organizzativi e decisionali della pubblica amministrazione;

come intenda procedere sul tema determinante della selezione del personale delle pubbliche amministrazioni e se e in quale misura intenda promuovere l'estensione dei correnti modelli di reclutamento su base formativo-selettiva a livello statale, al personale di tutto il perimetro della pubblica amministrazione territoriale e centrale.

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