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Il Presidente: Discorsi

Conferenza internazionale “Il valore dell’Europa. Crescita, occupazione e diritti: l’Unione europea alla prova”

Intervento del Presidente del Senato, Pietro Grasso, presso la Camera dei deputati

Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Colleghi,

Questa conferenza internazionale sul "valore dell'Europa" che la Camera dei Deputati ospita pone questioni cruciali per il futuro dei nostri Paesi. Oggi più che mai la costruzione europea è a un punto di svolta, è sotto assedio. Deve fronteggiare questioni epocali: la crisi economica e finanziaria, le migrazioni, la criminalità organizzata, l'instabilità geopolitica alle nostre porte causata da conflitti, povertà, terrorismo. Ed è minacciata da nazionalismi, populismi e sentimenti di disaffezione e sfiducia nei confronti di un progetto a volte percepito come lontano dagli ideali iniziali ed incapace di garantire benessere e futuro dei cittadini. La crisi economico-finanziaria degli ultimi cinque anni, che non è nata in Europa, ha comunque evidenziato alcuni nodi irrisolti nell'edificio istituzionale dell'Unione. Le istituzioni europee si sono mosse con esitazione, e l'ineludibile necessità di preservare la moneta unica e il mercato interno ha determinato misure di emergenza la cui accettazione da parte dei cittadini europei è risultata controversa.

La campagna per le elezioni europee del 25 maggio si apre così in un clima di disorientamento che rischia di far dimenticare ai nostri cittadini gli enormi progressi realizzati in un progetto appassionante che proprio qui a Roma ha mosso i suoi primi passi. Grazie all'Unione Europea il continente sta vivendo un periodo di pace e di stabilità prima inimmaginabili. Io sono fermamente convinto che per superare le difficoltà noi abbiamo bisogno di più Europa, di più "unione", economica ma anche e soprattutto politica, non del contrario. L'Unione Europea non deve arretrare ma svilupparsi ed affermarsi sempre più come presidio di quei principi di libertà, eguaglianza, giustizia, solidarietà così faticosamente emersi dalla barbarie, dalle guerre, dai totalitarismi, dalle persecuzioni.

Sul tema cui è dedicata la prima sessione dei lavori, crescita e occupazione, il Parlamento italiano ha approvato con maggioranze molto ampie, alla vigilia dei Consigli europei, risoluzioni che richiamano la necessità di un vero salto di qualità nel governo economico dell'Unione. Le misure di contenimento della spesa pubblica, se non adeguatamente bilanciate da misure capaci di stimolare la crescita, rischiano di creare un profondo divario tra gli Stati membri e di alimentare sentimenti di lontananza e di ostilità dei cittadini nei confronti del progetto europeo. Noi siamo convinti che occorra mantenere un percorso di integrazione unitario ed armonico per tutti gli Stati membri e non a caso l'Italia è il terzo contributore del Meccanismo Europeo di Stabilità.

Il semestre di presidenza italiana dell'Unione si terrà durante la delicata fase di transizione delle istituzioni europee e auspichiamo che, in continuità con il semestre di presidenza greca, esso segni l'avvio di una legislatura europea di vero progresso. Occorrerà porre al centro del nostro impegno l'occupazione giovanile, la politica industriale, la politica energetica, lo sviluppo sostenibile, questioni cui sarà dedicato anche l'EXPO di Milano del 2015. La capacità dell'Unione di governare e non subire passivamente le trasformazioni degli equilibri mondiali richiederà un rilancio della presenza e del peso dell'Unione nel mondo, a cominciare dal Grande Mediterraneo e dai confini orientali del nostro territorio, per promuovervi stabilità, democrazia, diritti e sviluppo e per assicurare risposte solidali e collettive ai fenomeni, fra cui quello migratorio, che investono i Paesi membri più esposti per la loro posizione geografica. Si dovranno rafforzare le strategie e gli strumenti dell'Unione nel confrontarsi con fenomeni criminali che corrodono le nostre democrazie e le nostre società, con un rinnovato impegno contro la corruzione, la criminalità organizzata e l'economia criminale, anche attraverso misure di aggressione ai patrimoni illeciti e la difesa degli interessi finanziari dell'Unione Europea tramite la Procura Europea.

Non mi sfugge il nesso strettissimo che lega la prima sessione a quella di domani dedicata all'effettività dei diritti fondamentali nell'Unione Europea. In un momento di forte smarrimento e di sofferenza sociale per milioni di cittadini europei, è tanto più fondamentale e urgente ricordare - sono parole pronunciate non più tardi di un mese fa dal Presidente Giorgio Napolitano a Strasburgo - che l'Unione "non è solo un'area di mercato comune e di cooperazione economica, ma una comunità di valori, e con essa una comunità di diritto complessa e articolata nel segno della libertà e della democrazia".
È in questo nucleo di valori condivisi, declinato nella nostra Carta dei Diritti Fondamentali, che pulsa l'anima dell'Europa. Un nucleo ben presente nelle coscienze dei nostri cittadini, che grazie alla spinta della normativa europea si vedono riconoscere diritti e nuove tutele; ma anche capace di esercitare, una potente attrazione del nostro spazio di libertà sicurezza e giustizia nei Paesi ai confini dell'Unione. Il processo di integrazione, ancorché inizialmente spinto da logiche e obiettivi di tipo economico, ha il suo baricentro più vero, più autentico nella dignità della persona, nella democrazia e nello Stato di diritto. La realizzazione del mercato unico è dunque un mezzo, non il fine ultimo dell'Unione, mentre il concetto di cittadinanza europea è legato indissolubilmente ai diritti.

Per concludere, io credo che il meraviglioso sogno dell'Europa avrà pieno compimento quando sapremo dare attuazione al nostro comune dovere - uso le parole della norma forse più bella della nostra Costituzione - di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale" di ognuno dei nostri Paesi e dell'Unione nel suo complesso. Questa è la nostra responsabilità, questo è il nostro impegno.



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