Atto n. 4-02471

Pubblicato il 10 luglio 2014, nella seduta n. 276

PUGLIA , BLUNDO , CASTALDI , CATALFO , GIROTTO , MANGILI , MARTELLI , MONTEVECCHI , MORONESE , NUGNES , PAGLINI , PETROCELLI , SERRA , SIMEONI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei beni e delle attività culturali e del turismo e della salute. -

Premesso che:

la cava Ranieri in località Boccia al Mauro a Terzigno (Napoli) è un ex sito di estrazione di materiale lavico, dismesso con l'istituzione dell'ente Parco nazionale del Vesuvio il 5 giugno 1995;

il Parco nazionale del Vesuvio è nato con lo scopo di conservare i valori del territorio e dell'ambiente e la loro integrazione con l'uomo; salvaguardare le specie animali e vegetali, nonché le singolarità geologiche; promuovere attività di educazione ambientale, di formazione e di ricerca scientifica;

nonostante i nobili auspici, all'interno del Parco è stata riaperta la ben nota discarica Sari e sarebbe stata ospitata anche la discarica più grande d'Europa, cava Vitiello, se la popolazione vesuviana non si fosse opposta;

la cava Ranieri ricade interamente nel Parco nazionale del Vesuvio che, tra l'altro è riserva MAB (Man & Biosphere) della biosfera Unesco dal 1997, ovvero un'area in cui, attraverso un'appropriata gestione del territorio, si associa la conservazione dell'ecosistema e la sua biodiversità con l'utilizzo sostenibile delle risorse naturali a beneficio delle comunità locali (ciò comprende attività di ricerca, controllo, educazione e formazione);

nonostante i vincoli ambientali, nell'anno 2000 cava Ranieri fu adibita a discarica con la promessa di essere "ripulita" entro un anno. Risulta agli interroganti che c'è motivo di supporre che gli sversamenti abusivi al suo interno risalgano addirittura agli anni '80, come attesterebbero talune fonti tra cui una pubblicazione del 1984, "Terzigno in un contesto geografico e politico della storia", del parroco terzignese don Giuseppe Bifulco che, commentando un ritrovamento archeologico avvenuto nel 1981 nella cava, scrisse: "Il suo scavo sistematico è alquanto problematico. Infatti la cava è oggetto di uno scarico abusivo di immondizie e materiali di risulta proprio nel settore dove si è rinvenuto il quartiere rustico della villa romana. Il fetore è insopportabile. I tecnici dell'ufficio scavi di Pompei che hanno lavorato nella cava si sono trovati di fronte a questo grave inconveniente senza avere i mezzi per poterlo risolvere";

a causa della perdita di volume e del collasso della guaina impermeabile che ricopriva la discarica nella cava, essa si è trasformata nel tempo in un lago di acqua piovana malsano nel quale galleggiano rifiuti di ogni tipo. Inoltre, nei dintorni di questo "lago" sono presenti depositi abusivi di materiali tessili e carcasse metalliche, esposti agli agenti atmosferici e alle intemperie;

considerato che:

anche l'area di interesse archeologico è anch'essa sita internamente alla cava. Terzigno nell'antichità faceva parte del suburbio pompeiano. Reperti archeologici rinvenuti in modo casuale nel 1981 e con qualche scavo mirato successivamente, hanno rivelato che il sito, contrariamente a quanto si pensava, era abitato fin dal II secolo a.C.. Le ville rustiche scoperte nella cava Ranieri ed in località "Mauro Vecchio" hanno dimostrato la presenza di contadini e proprietari terrieri nella zona, dediti allo sfruttamento del fertilissimo ager pompeianus, dove venivano coltivate le viti e gli olivi;

in particolare sono state rinvenute quattro ville romane rustiche, scavate solo parzialmente, a una profondità di 20 metri dal piano di campagna: la "villa 1", la "villa 2" e la "villa 6". Si tratta di vere e proprie aziende vinicole sulle terrazze naturali alla pendici del Vesuvio, dove si produceva il vesuvinum vinum, distribuite probabilmente su una strada che andava da Pompei a Nola, del cui percorso non sono ancora chiare le tracce;

dalla "villa 1", scavata nel 1981 e nel 1983, è emersa una grande cella vinaria con 42 doli, sopraelevata rispetto al piano di campagna e accessibile mediante 3 gradini. Su due lati della cella sono disposti gli ambienti di servizio, in opera incerta di calcare del Sarno, pietra lavica e tufo nocerino. A nord della cella è stato esplorato un portico con colonne in tufo e laterizi, parzialmente inglobate in un muro successivo. A est un ambiente adibito a deposito di foraggio che si apre su un'aia pavimentata in cocciopesto. La villa, probabilmente, aveva un quartiere residenziale particolarmente elegante. Il primo impianto risale alla fine del I secolo a.C. e subì dei danni con il terremoto del 62 d.C. che richiesero restauri ancora in corso al momento della tragica eruzione del 79 d.C.;

della "villa 2", scavata nel 1984, 1989, 1991 e 1992, è stato messo in luce il quartiere rustico e produttivo. L'impianto sfruttava i rilievi naturali del terreno creando dislivelli nelle strutture. Nell'ambiente aperto sul porticato, di non chiara destinazione, furono rinvenuti, insieme a 2 scheletri di cani, gli scheletri di 5 persone che portavano con sé dei beni preziosi: monili d'oro, argenterie e un gruzzolo di monete d'argento repubblicane e imperiali;

della "villa 6" è stato parzialmente esplorato il settore produttivo. Sono stati messi in luce una grande aia e un portico a pilastri con adiacente torcularium fornito di torchio a leva (simile a quello presente nella villa 2), una vasca rettangolare per la raccolta del mosto e un sistema di travaso di liquidi nei doli di un adiacente vano adattato a cella vinaria. Al di fuori di un'ala della villa sono stati rinvenuti gli scheletri di 7 fuggiaschi. Nella villa 6 sono state rinvenute delle belle pitture di II stile pompeiano ed emblema in opus sectile;

le oreficerie di Terzigno consistono in una coppia di bracciali simili, un girocollo, una catenina e una collana. I bracciali sono a forma di serpente con la testa modellata molto accuratamente. Il girocollo si compone di 38 vaghi di smeraldo cilindrici, tenuti insieme da fili d'oro passanti nei grani e terminanti in gancetti a forma di anellini. Anche le argenterie di Terzigno sono di particolare pregio e fattura;

ad oggi tutte le ville sono state interrate ad eccezione di una, sulla quale è collassata parte della struttura di protezione in lamiera. La struttura è destinata a crollare interamente in quanto sorretta da assi di legno marce e scricchiolanti provocando un danno consistente ai doli sottostanti, ancora perfettamente integri;

a giudizio degli interroganti appare urgente un intervento di bonifica della discarica all'interno di cava Ranieri, situata in pieno centro abitato e a 200 metri dalla casa comunale. Vanno effettuati inoltre lavori di carotaggio dentro e fuori la cava per scoprire la presenza di rifiuti tombati. Si rendono necessari interventi di vigilanza in tutta l'area circostante la cava, soggetta a quotidiani sversamenti illegali e roghi tossici di rifiuti;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

l'istituzione del parco archeologico potrebbe essere benefica per l'indotto del turismo che sarebbe in grado di generare (da non considerare più un'utopia se si pensa che i romani avevano eletto Terzigno come zona di lavoro ma pure di otium). Inoltre si genererebbero nuovi posti di lavoro e tale strategia di sviluppo economico sostenibile potrebbe offrire risultati immediati in quanto si potrebbe aprire un canale turistico con la vicina Pompei;

l'istituzione di un parco archeologico, geologico e naturalistico è un passaggio importante per la riqualificazione e la salvaguardia dell'area. La cava, per come è conformata, si presterebbe ottimamente ad ospitare un progetto di tale tipo. È interessante sotto diversi aspetti: geologico in quanto la cava offre uno spaccato unico nel quale sono identificabili gli strati delle varie eruzioni; faunistico in quanto all'interno della cava si trovano diverse specie animali, tra cui conigli selvatici e volpi, ma anche uccelli rapaci e migratori (di cui i bracconieri vanno a caccia, come attestano numerosi bossoli di fucile sparsi a terra); botanico, poiché nella cava cresce una grande varietà di piante tra cui la ginestra e lo stereocaulon vesuvianum, un lichene argenteo endemico del complesso vulcanico del Monte Somma-Vesuvio;

l'interesse per la cava è evidenziato anche dal fatto che nel mese di novembre 2013 una delegazione internazionale di ricercatori ecologisti vi si è recata in visita accompagnata da un gruppo di ambientalisti vesuviani;

l'area di cava Ranieri potrebbe essere "adottata" da ambientalisti, naturalisti, studiosi ed appassionati di storia e archeologia che possano curare attività come laboratori, tour didattici e rappresentazioni scenografiche all'aperto. Si potrebbero invitare anche le scuole vesuviane a svolgere attività didattiche, formative e ricreative all'interno del parco archeologico e si potrebbero stringere collaborazioni con le facoltà universitarie;

nell'ottica di risanamento e di sviluppo preoccupa l'assoggettamento di tale progetto alla politica locale, per i tanti danni causati da quasi tutte le amministrazioni che si sono succedute e per l'assoluto immobilismo dimostrato sul fronte culturale, ma soprattutto su quello ambientale. La concezione di ambiente, di tutela e valorizzazione del territorio di taluni esponenti politici locali è sintetizzata da una dichiarazione rilasciata dall'ex sindaco di Terzigno al "Corriere del Mezzogiorno" del 15 novembre 2008, che definì cava Sari "una fabbrica di confetti che produrrà oro";

considerato altresì che:

risulta agli interroganti che secondo una ricerca effettuata da alcune volontarie di Terzigno, attorno alla discarica di cava Ranieri si registrano picchi impressionanti di patologie tumorali: nel quadrilatero compreso tra via Zabatta, via Carlo Alberto e Via Guglielmo Marconi (a Sud ed Est) sono presenti infatti numerose discariche e molto probabilmente rifiuti tombati. L'eternit inoltre viene abbandonato come se fosse un rifiuto "normale". I danni per la salute dei residenti sono purtroppo evidenti, così come le ripercussioni che l'inquinamento ha avuto anche sulle eccellenze locali (a Terzigno, terra del vino, si produce il Lacryma Christi),

si chiede di sapere:

quali urgenti controlli intendano disporre i Ministri in indirizzo, nei limiti delle proprie attribuzioni, per accertare i fatti esposti e le eventuali condotte tenute in violazione delle leggi e in danno della salute della popolazione locale e se non ritengano di dover intervenire al fine di garantire la salvaguardia, la tutela e la valorizzazione delle opere e dei paesaggi descritti;

quali provvedimenti di competenza intendano adottare per riqualificare l'intera area, anche considerando che l'istituzione del parco archeologico può rappresentare un modello di sviluppo significativo per l'economia e per la rinascita culturale terzignese;

se non ritengano sia urgente l'intervento di messa in sicurezza e di bonifica delle aree contaminate di cava Ranieri e delle aree immediatamente circostanti, al fine di tutelare la salubrità dell'acqua, del terreno e dell'aria nonché a salvaguardia della flora, della fauna e della salute dei cittadini, anche in considerazione del fatto che la preoccupante situazione ambientale appare come la principale causa delle numerose gravi patologie registrate nelle aree perimetrali alla cava stessa.