Atto n. 4-08417

Pubblicato il 16 ottobre 2012, nella seduta n. 814

BAIO , RUTELLI , ARMATO , GARAVAGLIA Mariapia , LANNUTTI , SANTINI , TOMASSINI , ADAMO - Al Ministro dell'interno. -

Premesso che:

recenti fatti di cronaca hanno fatto emergere un grande allarme per la sicurezza e l'ordine pubblico nel milanese;

secondo notizie di stampa (si veda, ad esempio, "la Repubblica"-Milano del 15 ottobre 2012), nel Comune di Pessano con Bornago (Milano) i carabinieri della compagnia di Cassano d'Adda, in data 3 ottobre 2012, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre fratelli appartenenti ad una famiglia, nota per avere legami con la criminalità organizzata, accusati di associazione per delinquere finalizzata all'estorsione, danneggiamento, violenza privata e lesioni;

a quanto si apprende, gli accusati, in forza della fama della famiglia di appartenenza, hanno sottomesso numerose persone ai propri intenti criminali, esercitando una forte pressione psicologica su diversi commercianti e cittadini, costretti con la forza a concedere prestiti, cambiare assegni, offrire prestazioni gratuite, mettere a disposizione case di proprietà, noleggiare automobili di grossa cilindrata per conto della famiglia;

considerato che:

l'estorsione e l'usura sono forme di criminalità che minano alle fondamenta le possibilità di crescita e di sviluppo di una comunità e, più di altre, alimentano il potere dei gruppi criminali sul territorio;

secondo l'edizione del 2010 del "Rapporto SOS Impresa", curato dall'omonima associazione, le mafie ricavano annualmente 15 milioni di euro dall'usura e 9 milioni di euro dal racket, facendole diventare le fonti di guadagno più rilevanti dopo il traffico di droga e quello dei rifiuti;

secondo le statistiche del Dipartimento della pubblica sicurezza-Ministero dell'interno relative ai delitti commessi in Italia al 31 dicembre 2009, le estorsioni registrate sono state 6.189 (con una riduzione del 6,9 per cento), ma tale numero è solo indicativo, per la possibile presenza di casi non denunciati dalle vittime;

come si evince dalla "Relazione sulla prima fase dei lavori della Commissione, con particolare riguardo al condizionamento delle mafie sull'economia, sulla società e sulle istituzioni del Mezzogiorno", approvata in data 25 gennaio 2012 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, «Molti degli esponenti auditi dalla Commissione hanno, poi, messo in rilievo come sia il racket che l'usura siano oggi un mezzo privilegiato delle mafie per entrare nelle attività economiche, sottometterle alla propria volontà e, alla fine, subentrare al legittimo proprietario acquisendo in tal modo attività economiche apparentemente "pulite". Non è certamente casuale la circostanza che le imprese vittime di tali reati siano in prevalenza imprese individuali (ben il 62,6 per cento dei soggetti colpiti), mentre la restante parte si divide tra società di persone (16,8 per cento), società per azioni o società di capitali (20 per cento) ed altre forme societarie (0,6 per cento): è indubbio che sono anche le modalità di fare impresa nel mezzogiorno, più frammentate, meno organizzate e con strutture societarie semplici, a rendere più deboli le potenziali vittime» (Doc. XXIII, n. 9);

dal predetto documento si evince che la tipologia dei reati estorsivi non è omogenea in tutto il territorio nazionale. Mentre al Sud le denunce sono quasi esclusivamente legate al pagamento del pizzo, quindi imputabile ad un'organizzazione criminale, al Centro-Nord è forte la presenza di denunce finalizzate all'usura, o casi di truffe denunciate come estorsioni ovvero estorsioni tentate da singoli verso soggetti imprenditoriali;

sempre dalla relazione della Commissione Antimafia emerge che a Milano, e in Lombardia, tutte le mafie operano per realizzare profitti economici con attività tipiche e tradizionali, ma anche e soprattutto con attività imprenditoriali e finanziarie. Emerge, inoltre, che, tra tutte le organizzazioni criminali, è predominante la presenza della 'Ndrangheta calabrese, la quale ha raggiunto un livello di diffusione e di adattamento che le altre mafie non riescono ad eguagliare, ed ha subito una mutazione genetica, con il passaggio a forme di controllo di interi settori economici (come la concessione di finanziamenti a soggetti in difficoltà, gli appalti) e di infiltrazione nelle istituzioni pubbliche a livello degli enti locali;

come evidenziato dalla relazione, la presenza dell'associazione mafiosa a Milano, come in tutta la Lombardia, può dipendere dall'ingente disponibilità di denaro liquido che la criminalità deve far rientrare nei canali leciti della ricchezza, attraverso operazioni di pulizia e riciclaggio, anche al fine di successivi reinvestimenti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti segnalati in premessa;

quali urgenti misure intenda adottare per intensificare l'attività di prevenzione e contrasto alla criminalità in Lombardia e in tutto il territorio nazionale, al fine di tutelare gli imprenditori e cittadini onesti dal rischio di coinvolgimenti in attività delittuose, nonché allo scopo di rafforzare la sicurezza generale dei territori.