Atto n. 4-01450

Pubblicato il 24 settembre 2024, nella seduta n. 223

MALPEZZI, CAMUSSO, VALENTE, BASSO, RANDO, D'ELIA, VERINI, SENSI, GIACOBBE, ROJC, LA MARCA, IRTO, ZAMPA, TAJANI, VERDUCCI, GIORGIS - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'istruzione e del merito. -

Premesso che:

con delibera del Consiglio comunale del 2022, ma divenuta operativa quest’anno, la Giunta del Comune di Cassano d'Adda (Milano) ha approvato i criteri di sospensione o interruzione del servizio di refezione scolastica nei casi di morosità colpevole;

i figli delle famiglie che non sono in regola con i pagamenti non potranno mangiare alla mensa scolastica e dovranno tornare a casa;

dall’anno scolastico 2024-2025 la gestione del servizio di ristorazione è affidata a Elior Ristorazione S.p.A.: l'amministrazione prevede annualmente agevolazioni tariffarie per il pagamento del servizio a favore dei nuclei familiari in base all’attestazione ISEE di appartenenza, tuttavia, persiste a oggi una morosità che al 30 giugno ammonta a 335.000 euro;

dall’anno scolastico 2025/2026 le iscrizioni al servizio di ristorazione scolastica saranno interdette agli utenti che presenteranno morosità maturate a partire dall’anno scolastico 2024/2025, tranne nel caso in cui sanino totalmente il debito o sottoscrivano un piano di rientro;

“Il servizio mensa è compreso nel “tempo scuola” «perché esso condivide le finalità educative proprie del progetto formativo scolastico di cui esso è parte, come evidenziato dalla ulteriore funzione cui detto servizio assolve, di educazione all’alimentazione» (Cass. civ., sez. un., 30 luglio 2019, n. 20504);

ad oggi, la ristorazione scolastica è considerato un servizio a domanda individuale, garantito da ciascuna amministrazione comunale secondo quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale, ed è facoltativo. L'Ente territoriale produce ed eroga discrezionalmente tale servizio, nei limiti delle disponibilità di bilancio;

a causa delle difficili condizioni economiche molte bambine, bambini, ragazze e ragazzi non hanno le stesse opportunità dei loro coetanei in situazioni economiche migliori: dai dati ISTAT più recenti emerge che oggi, più di 1,2 milioni di minori nel nostro Paese, pari al 15,5 per cento del totale dei bambini e delle bambine, vive in condizioni di povertà assoluta, ovvero di grave indigenza, condizione che determina un aumento della dispersione scolastica e della povertà educativa;

i recentissimi dati forniti da “Save the Children” raccontano della necessità di sostenere interventi progressivi che arrivino al riconoscimento della mensa come un servizio pubblico essenziale da garantire uniformemente su scala nazionale;

nonostante si siano susseguiti nel tempo orientamenti giurisprudenziali contrastanti, il servizio di ristorazione scolastica è considerato un servizio di pubblico interesse che non può essere sospeso, interrotto o abbandonato, ed è strettamente correlato al diritto all'istruzione, pur essendo strumentale all'attività scolastica (si veda l’art. 3 del decreto legislativo n. 63 del 2017);

il servizio di ristorazione scolastica ha acquisito negli anni una «doppia» valenza: educativa, dovendo necessariamente contribuire a favorire corretti comportamenti alimentari e contrastando e mitigando la povertà alimentare minorile e didattica, contrastando e mitigando la dispersione scolastica;

al Senato è stato depositato il DDL n. 27, che all’articolo 3 prevede il riconoscimento dell’accesso alle mense scolastiche quale servizio essenziale al fine di assicurare a tutte le alunne e a tutti gli alunni della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado il diritto di accedere al servizio di mensa scolastica, riconoscendo tale servizio come essenziale in quanto parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche, per garantire la promozione della salute e di sani stili di vita, con particolare riferimento alle fasce di popolazione in condizione di svantaggio socioeconomico;

nel giugno 2021 il Consiglio europeo ha istituito la Garanzia europea per l’infanzia: un passo concreto con una raccomandazione ai Paesi membri per porre in essere azioni in grado di prevenire e combattere l’esclusione sociale di milioni di minori in Europa. Si ricorda infatti che la Garanzia mira a garantire ai minorenni a rischio di povertà o di esclusione sociale l’accesso effettivo a servizi fondamentali quali un’alimentazione sana e a un alloggio adeguato, l’accesso effettivo e gratuito all’educazione e cura della prima infanzia, all’istruzione (comprese le attività scolastiche), a un pasto sano per ogni giorno di scuola e all’assistenza sanitaria;

si prevedeva che gli Stati membri dovessero predisporre un Piano operativo per dare attuazione alla raccomandazione;

l’Italia è stata tra i primi Paesi ad aver presentato il Piano di Attuazione Nazionale della Garanzia Infanzia (PANGI). Il PANGI è un documento di programmazione di lungo periodo, poiché in linea con quanto richiesto dalla Raccomandazione ha un orizzonte temporale fino al 2030, ed è stato redatto con il supporto del gruppo di lavoro “Politiche ed interventi sociali in favore dei minorenni in attuazione della Child Guarantee”, istituito presso il Ministero del lavoro, presieduto dalla coordinatrice nazionale Anna Maria Serafini, in raccordo con l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza;

la prima sezione delle azioni del Piano è dedicata a “Educazione e cura della prima infanzia, istruzione e attività scolastiche, mense” in cui sono stati inseriti obiettivi riguardanti i servizi educativi per le bambine e i bambini, il servizio di refezione scolastica, la previsione del tempo pieno a scuola e le azioni contro la dispersione scolastica;

per quanto riguarda le mense scolastiche, nel Piano è previsto di renderle un servizio pubblico essenziale per il quale venga stabilito uno specifico livello essenziale delle prestazioni (LEP). Per rendere il servizio universale bisognerà “garantire gradualmente l’accesso gratuito a tutte le bambine e i bambini a partire da quelli appartenenti a nuclei familiari in povertà assoluta, con ISEE inferiore a 9.500 euro” già a partire dall’anno scolastico 2022/23; una fase intermedia per applicazione della gratuità per la fascia ISEE entro i 26.000 euro per l’anno scolastico 2025/26 e una fase finale per applicazione della gratuità per tutte le bambine e i bambini entro il 2030;

ad oggi, sono del tutto spariti obiettivi che il piano d’azione nazionale per l’attuazione della “Child Guarantee”, il PANGI appunto, dettagliava nel quantum e nel quando,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se non ritengano di trasformare la ristorazione scolastica da servizio a domanda individuale in un servizio essenziale da garantire su tutto il territorio nazionale;

come intendano reperire le risorse adeguate ad incrementare, nella prospettiva dell’introduzione di un Livello essenziale delle prestazioni, il servizio di refezione scolastica su tutto il territorio nazionale;

quale sia lo stato di attuazione della “Child Guarantee” per quanto riguarda le mense scolastiche e come mai si registrano ritardi nell’avanzamento del piano.