Atto n. 3-01070

Pubblicato il 10 aprile 2024, nella seduta n. 177
Svolto il 20 febbraio 2025 nella seduta n. 276 dell'Assemblea

MARTELLA, FRANCESCHELLI, ROJC, ALFIERI, MALPEZZI, BASSO, TAJANI, CAMUSSO, IRTO, GIACOBBE, D'ELIA, VALENTE, FURLAN, ZAMPA, VERDUCCI, MANCA, FINA, LA MARCA, RANDO, DELRIO, ZAMBITO, NICITA - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

dopo alcuni mesi caratterizzati da un costante, seppur modesto, calo dei prezzi di listino dei carburanti alla pompa, negli ultimi giorni si assiste ad una nuova fase di aumento dei prezzi dei carburanti, a livelli preoccupanti per imprese e famiglie;

secondo la rilevazione di “Quotidiano energia”, il prezzo medio della benzina ammonta a 2,048 euro al litro, con punte di 2,131 al servito, mentre per il diesel si passa da un massimo di 2,030 euro al litro a un minimo di 1,852. Su alcune tratte autostradali, invece, si segnalano distributori che hanno già superato la soglia dei 2,5 euro al litro;

le cause di tale impennata vanno ricercate, principalmente, nell’ondata di aumenti che ha investito il mercato internazionale delle materie prime. Il greggio, infatti, ha recentemente superato la soglia dei 90 dollari al barile nelle quotazioni di Londra, punto di riferimento per l’intero mercato europeo, facendo registrare un aumento del 20 per cento rispetto ai minimi di inizio dicembre 2023;

l’aumento dei prezzi dei carburanti è fortemente legato alle tensioni geopolitiche connesse ai teatri di guerra aperti in Ucraina e in Medio Oriente, aree fortemente interessate dalla produzione di idrocarburi che, ad oggi, non offrono alcun accenno di raffreddamento. Gravano in modo particolarmente pesante sull’andamento del greggio la diminuzione del traffico nel canale di Suez, con molte petroliere costrette a deviare verso il capo di Buona Speranza, e gli attacchi ucraini sulle infrastrutture petrolifere russe, i quali avrebbero distrutto 900.000 barili di capacità di raffinazione;

nonostante al momento i rialzi per gli automobilisti italiani siano per ora limitati al 7 per cento per la benzina e al 5 per cento per il diesel, il dato relativo al costo medio del carburante è destinato a salire ulteriormente nelle prossime settimane, anche a fronte di un inevitabile aumento della domanda determinato dalla maggiore mobilità dei cittadini durante il periodo primaverile e estivo;

considerato che:

i dissesti geopolitici citati agiscono su un quadro economico già di per sé problematico, che vede l’Italia posizionarsi tra i Paesi con il carico fiscale più elevato sui prezzi dei carburanti. Nel mese di marzo, secondo i dati ufficiali del Ministero delle imprese e del made in Italy, accise e IVA hanno pesato per il 57 per cento del prezzo finale della benzina e per il 52 per cento di quello del diesel;

benché la maggioranza che sostiene l’attuale Governo avesse manifestato a più riprese, in sede di campagna elettorale, la volontà di intervenire sulle accise, finora sono state adottate insufficienti misure per il contenimento dei prezzi dei carburanti alla pompa. In tal senso, il decreto-legge n. 5 del 2023 ha da subito evidenziato i propri limiti e la scarsa efficacia a fronte dell’andamento dei prezzi in aumento, a partire dai contenuti dell’articolo 1 sull’obbligo per gli esercenti di attività di vendita al pubblico di carburante per autotrazione di esporre in modo evidente i cartelloni con i prezzi medi giornalieri di riferimento. La disposizione è stata attuata con decreto ministeriale 31 marzo 2023 che, a sua volta, è stato poi oggetto della pronuncia n. 1806 del Consiglio di Stato, pubblicata il 23 febbraio 2024, che l’ha giudicata irragionevole e sproporzionata;

l’obbligo dei cartelli sui prezzi medi ha pertanto ottenuto un effetto risibile ed è servito unicamente a dare l’impressione che l’Esecutivo agisse sul problema del caro carburante. Nel frattempo nessuna misura è stata adottata sul fronte delle accise sui carburanti e ciò appare tanto più grave se si considera che in Italia l’88 percento delle merci viaggia su gomma, con il rischio concreto è che si innesti un “effetto domino” con rincari a cascata su altri beni di consumo, in primis i prodotti agroalimentari;

è uno scenario che molte famiglie italiane, che negli ultimi due anni hanno visto erodersi il proprio potere d’acquisto, difficilmente potrebbero sostenere, se non al costo di ulteriori rinunce,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano doveroso intervenire con urgenza, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di mitigare gli effetti negativi derivanti dall’aumento in atto dei prezzi dei carburanti e tutelare per tale via le imprese e i consumatori in vista maggiore mobilità durante il periodo primaverile e estivo;

quali misure intendano adottare per far fronte alla pronuncia n. 1806 del Consiglio di Stato e se, a tal fine, intendano adottare misure condivise con le associazioni di rappresentanza degli esercenti l’attività di vendita al pubblico di carburanti per autotrazione;

se non ritengano opportuno attivarsi per garantire almeno nei confronti delle imprese una riduzione delle accise sui carburanti, in misura tale da compensare l’incremento dei costi di rifornimento di carburanti alla pompa sostenuti nell’esercizio della propria attività.