Pubblicato il 19 giugno 2023, nella seduta n. 77
CAMUSSO, FINA, GIACOBBE, LA MARCA, LOSACCO, CASINI, RANDO, ROSSOMANDO, MANCA, IRTO, D'ELIA, ZAMBITO, BAZOLI, SENSI, TAJANI, MALPEZZI, VALENTE, VERINI, MARTELLA, VERDUCCI, ROJC, FURLAN, ALFIERI, NICITA, ZAMPA, MISIANI, CRISANTI, GIORGIS - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per lo sport e i giovani. -
Premesso che:
il 12 giugno 2023 si è celebrata la “Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile” e per l’occasione sono stati diffusi i risultati di un rapporto realizzato dall’UNICEF sulla base di dati presenti sui portali nazionali dell'INAIL e dell'INPS, dai quali si evince che questo fenomeno dilaga ancora in maniera preoccupante non solo in tutto il mondo, ma anche nel nostro Paese; secondo le stime diffuse, sono 160 milioni i bambini e gli adolescenti con età compresa tra i 5 e i 17 anni obbligati a lavorare in tutto il mondo, con un incremento di 8,4 milioni di bambini negli ultimi 4 anni, mentre circa 79 milioni di bambini sono impegnati in lavori altamente dannosi per la salute e lo sviluppo psico-fisico; oltre al rischio per la propria salute ed il proprio benessere psicofisico, i bambini e gli adolescenti che iniziano a lavorare prima dell’età legale consentita, senza alcuna tutela giuridica, rischiano di vedere compromesso, o addirittura interrotto, il loro percorso di apprendimento e di sviluppo, alimentando notevolmente il circolo vizioso di povertà ed esclusione, anche in età adulta;
in Italia sono 336.000 i minorenni, di età compresa tra i 7 e i 19 anni, coinvolti nel lavoro minorile, si stima che tra i ragazzi di 14-15 anni, 1 su 5 lavora e tra questi il 27,8 per cento, ossia circa 58.000 giovani, svolge lavori dannosi per la salute, con prevalenza dello svolgimento di attività quali la ristorazione (25,9 per cento), la vendita al dettaglio di merci (16,2 per cento), le attività agricole nelle campagne (9,1 per cento), nei cantieri (7,8 per cento) nonché le attività assistenza dei propri cari (7,3 per cento); risultano abbastanza diffuse anche le nuove forme di lavoro online (5,7 per cento), come la creazione di contenuti per i social network o, ancora, la vendita di prodotti in edizione limitata;
questi dati si incrociano con quelli inerenti ai livelli di dispersione scolastica, tant’è che in quasi un caso su due (40,4 per cento) il lavoro incide sulla possibilità di studiare e i 14-15enni che lavorano sono stati bocciati quasi il doppio delle volte rispetto ai loro coetanei che non hanno mai lavorato, le interruzioni temporanee del percorso scolastico sono più che doppie nel caso di studenti lavoratori;
il quadro così delineato appare ancora più drammatico se si esaminano i dati sul lavoro minorile e gli infortuni da lavoro in Italia nel quinquennio 2017-2022, questi dati confermano che sono 74 i minorenni morti sul lavoro in Italia nell’arco di cinque anni, tra il 2017 e il 2021, di cui sono stati 7 gli infortuni con esito mortale per i giovani lavoratori di età inferiore ai 14 anni, mentre 67 sono i lavoratori morti nella fascia d’età tra i 15 e i 19 anni; le denunce di infortunio presentate all’INAIL da parte di lavoratori minorenni, di età inferiore ai 19 anni, a livello nazionale si attestano a 352.140 di cui 223.262 per i minorenni fino a 14 anni (contro le 31.857 nel 2021 e le 18.534 nel 2020) e 128.878 nella fascia di età 15-19 anni (contro le 18.923 nel 2021 e 11.707 nel 2020);
secondo il report, le regioni italiane con le percentuali più elevate di denunce totali di infortunio nel quinquennio 2017-2021 da parte di lavoratori di età inferiore ai 19 anni sono Lombardia (76.942), l’Emilia-Romagna (40.000), il Veneto (39.810) e il Piemonte (31.997) che da sole, coprono oltre il 50 per cento delle denunce presentate su scala nazionale; quanto invece ai numeri di giovani morti sul lavoro, dai dati dell’INAIL citati nell’indagine emerge che il Veneto è la regione in cui si è registrato il numero più alto di morti sul lavoro nella fascia under 19, mentre Abruzzo, Basilicata, Sardegna, la Provincia autonoma di Trento e la Valle d’Aosta non registrano nessun infortunio con esito mortale tra il 2017 e il 2021;
appare particolarmente preoccupante l’aumento del fenomeno del lavoro minorile, in gran parte sommerso, fenomeno in aumento a causa delle condizioni di povertà e del disagio sociale presente in molte aree del nostro Paese in cui migliaia di giovanissimi che non dovrebbero essere presenti nei posti di lavoro, vengono invece sfruttati senza una situazione contrattuale regolare e nella più totale assenza di diritti, con grave pericolo anche per la sicurezza e l’incolumità nel luogo di lavoro,
si chiede di sapere quali politiche di sistema i Ministri in indirizzo intendano adottare per prevenire e contrastare l’ingresso dei minorenni nel mercato del lavoro prima dell’età legale consentita e se non ritengano altresì opportuno promuovere misure di monitoraggio costante, anche attraverso indagini periodiche dell’ISTAT, al fine di individuare più celermente misure volte a impedire lo sfruttamento degli adolescenti e tutelarne i diritti.