Atto n. 4-00017

Pubblicato il 9 novembre 2022, nella seduta n. 7
Risposta pubblicata il 9 marzo 2023 nel fascicolo n. 10

ROJC, MALPEZZI, ALFIERI, ASTORRE, BASSO, BAZOLI, BORGHI Enrico, CAMUSSO, CASINI, D'ELIA, GIACOBBE, GIORGIS, IRTO, LA MARCA, LOSACCO, LORENZIN, FINA, FRANCESCHELLI, MANCA, MARTELLA, MISIANI, NICITA, PARRINI, RANDO, ROSSOMANDO, VALENTE, VERINI, VERDUCCI, ZAMBITO, ZAMPA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -

Premesso che:

il 1º luglio 2013 la Croazia è stata il primo dei sette Paesi dei Balcani occidentali ad aderire alla UE, mentre il Montenegro, la Serbia, la Repubblica di Macedonia del nord e l'Albania sono candidati ufficiali;

successivamente sono stati avviati negoziati e capitoli di adesione con il Montenegro e con la Serbia, mentre la Bosnia ed Erzegovina e il Kosovo sono potenziali Paesi candidati;

la UE da tempo ha sviluppato una politica per sostenere la graduale integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell'Unione europea e obiettivo dichiarato e perseguito è di promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo economico nei Balcani occidentali e aprire la prospettiva dell'integrazione in Europa;

il 3 novembre 2022, a Berlino sono stati firmati tre accordi tra i sei Paesi dei Balcani occidentali, al fine di facilitare la libera circolazione dei cittadini e rilanciare l'integrazione regionale;

sulla base degli accordi, i sei Paesi dei Balcani occidentali riconosceranno reciprocamente le carte d'identità, i diplomi e le qualifiche professionali dei loro cittadini;

gli accordi tra Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Serbia e Montenegro rappresentano un passo avanti positivo per la regione, in un momento in cui le relazioni tra Kosovo e Serbia continuano ad essere tese, e segnano il ritorno del "processo di Berlino", piattaforma negoziale regionale per accompagnare i Paesi balcanici verso l'integrazione europea;

nelle ultime settimane si è registrato un forte deterioramento dei rapporti tra la Serbia e il Kosovo;

recentemente il Governo serbo si è riunito in sessione straordinaria per discutere sulla crisi del Kosovo;

come riportato dalle agenzie di stampa, in precedenza il presidente Vucic ha incontrato l'inviato speciale UE Miroslav Lajcak e successivamente gli ambasciatori di Russia e Cina;

al centro dei colloqui gli ultimi preoccupanti sviluppi nella situazione in Kosovo, dove la popolazione serba ha rifiutato il cambio della targa automobilistica;

inoltre, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, Belgrado avrebbe rifiutato una proposta franco-tedesca avanzata a Serbia e Kosovo intesa a risolvere l'annosa questione delle reciproche relazioni bilaterali;

il portavoce del servizio europeo per l'azione esterna ha sottolineato come l'escalation fra Pristina e Belgrado degli ultimi giorni sia molto pericolosa e stia portando a sviluppi che mettono a rischio anni di duro lavoro e di risultati,

si chiede di sapere:

se il Governo italiano non intenda, anche per il ruolo strategico che l'area balcanica riveste per la sicurezza del nostro Paese, avviare e sostenere un'azione diplomatica, in ambito UE e autonoma, al fine di far decantare la situazione di forte tensione tra Serbia e Kosovo;

se abbia già intrapreso le opportune iniziative in vista del cruciale vertice dei Balcani occidentali che si terrà in Albania a dicembre;

se stia valutando l'opportunità di adottare nuovi paradigmi strategici a fronte dell'instabilità nei Balcani, quale possibile proiezione del conflitto ucraino con le conseguenti sfide relative all'assetto liberaldemocratico sostenuto dalle alleanze occidentali;

se non ritenga opportuno riferire al Parlamento in merito ai fatti esposti e alle iniziative che il nostro Paese intenda intraprendere riguardo alla crisi nei Balcani.