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1 luglio 2024 | Numero 60
Segnalazioni → Corte dei conti europea
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Relazione della Corte dei conti europea: "L'UE dipende dall'estero, non può adagiarsi sugli allori"

Gas naturale: c'è ancora molto da fare per assicurare
la sicurezza degli approvvigionamenti

Importazioni di gas dalla Russia
Quota del gas naturale russo nelle importazioni di gas dell'UE

Gasdotti e GNL
Dopo l'aggressione della Russia all'Ucraina, l'UE si adegua al nuovo contesto aumentando notevolmente le importazioni di gas da altri Paesi attraverso gasdotti e con il gas naturale liquefatto (GNL) che può essere trasportato con le navi. In questo modo, però, sottolinea la Corte dei conti europea, l'UE "deve affrontare nuove sfide legate alla maggiore dipendenza dal GNL".

Se l'Unione europea vuole essere pienamente preparata ad affrontare una nuova crisi del gas vi è ancora molto da fare. È quanto afferma una relazione della Corte dei conti europea pubblicata il 24 giugno con il titolo "Sicurezza dell'approvvigionamento di gas nell'UE"

Le importazioni di gas dalla Russa prima dell'aggressione all'Ucraina rappresentavano il 45% di tutte le importazioni di gas dell'UE. Il gas rappresentava circa un quarto del consumo energetico lordo nell'UE, con le quote più elevate in Italia e nei Paesi Bassi (entrambi al 41%), a Malta (40%) e in Ungheria (34%). Nello stesso anno, oltre il 20% dell'energia elettrica dell'UE e quasi il 40% di tutta l'energia termica era prodotta a partire dal gas.

Nell'agosto del 2022 - pochi mesi dopo l'inizio dell'aggressione russa - i prezzi all'ingrosso del gas raggiungono un picco di 339 euro per megawattora, rispetto ai 51 euro/MWh dell'agosto 2021. I paesi UE iniziano quindi a sovvenzionare i prezzi del gas e dell'energia elettrica (circa 390 miliardi di euro per il solo 2022) per ridurre l'impatto sulle famiglie e sulle imprese.
Alla fine del 2023, l'UE raggiunge l'obiettivo di diversificare le proprie fonti, abbandonando il gas russo mentre i prezzi si stabilizzano, raggiungendo i livelli pre-crisi agli inizi del 2024.

Durante la crisi, l'UE ha raggiunto l'obiettivo di ridurre la domanda di gas del 15%, ma gli auditor della Corte dei conti non sono stati in grado di stabilire se ciò sia dovuto solo alle misure adottate o anche a fattori esterni (ad esempio, gli alti prezzi del gas e un inverno mite). Analogamente, l'obbligo di riempimento degli impianti di stoccaggio del gas in tutta l'UE è stato rispettato e l'obiettivo del 90% è stato addirittura superato. Nei fatti, però, si tratta di normali livelli di riempimento, registrati anche prima della crisi.

«Dato che l'UE dipende dal gas estero, non può mai adagiarsi sugli allori quando si tratta di sicurezza dell'approvvigionamento. E i consumatori non hanno alcuna garanzia in merito alla sua accessibilità economica, in caso di una futura grave penuria», ha dichiarato João Leão, il Membro della Corte responsabile dell'audit.

Tra le altre misure adottate, si ricorda il lancio della piattaforma "AggregateEU" per fornire un canale alternativo agli scambi di gas, anche attraverso acquisti congiunti. Anche in questo caso, però, non è possibile stabilire se la piattaforma abbia fornito un valore aggiunto rispetto alle piattaforme esistenti dato che le differenze di prezzo tra gli Stati membri UE indotte dalla crisi si erano già fortemente ridotte quando AggregateEU è entrata in attività.

Guardando al futuro, la Corte dei conti conclude che l'UE deve consolidare il quadro per l'accessibilità economica del gas.
Avverte inoltre che molti Stati membri sono ancora riluttanti a firmare accordi bilaterali di solidarietà. Alcuni paesi UE taglierebbero persino le forniture di gas a un paese vicino in caso di emergenza.