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4 marzo 2024 | Numero 44
Segnalazioni -> Banca centrale europea

La Bce sui Bitcoin: "Il valore reale è ancora pari a zero"

"Un nuovo ciclo di rilanci della criptovaluta è una prospettiva disastrosa per la società nel suo complesso"

La Bce sui Bitcoin

Come avviene la "stampa" dei Bitcoin

Inquinatore senza precedenti: ogni anno un consumo di elettricità paragonabile a quello dell'intera Austria e montagne di rifiuti hardware

Il sistema Bitcoin è un inquinatore senza precedenti. Si stima che il mining di criptovaluta consumi ogni anno un quantitativo di elettricità paragonabile a quello dell'Austria. In secondo luogo, produce montagne di rifiuti hardware.
Una sola transazione Bitcoin consuma hardware paragonabile a quello di due smartphone. L'intero sistema Bitcoin genera una quantità di rifiuti elettronici pari a quella dell'intera Olanda. Questa inefficienza del sistema non è un difetto, ma una caratteristica fondamentale. È addirittura una delle peculiarità per garantire l'integrità del sistema completamente decentralizzato.

Lo affermano gli autori del blog citati in questa pagina, in un articolo del 30 novembre 2022, dedicato allo stesso argomento.

Cosa sia il Bitcoin mining, ovvero il processo mediante il quale nuovi Bitcoin vengono creati e immessi in circolazione, è argomento assai complesso.
In estrema sintesi, si può dire che - al fine di evitare una produzione incontrollata e inflazionata di monete virtuali - il sistema Bitcoin prevede la risoluzione di complessi problemi crittografici attraverso l'utilizzo di potenza computazionale. Quindi, appunto, un elevato consumo di elettricità e di hardware.

Per informazioni sulla blockchain, ovvero sulla tecnologia alla base del Bitcoin, si può consultare il dossier "La centralità dell'Unione europea nei settori bancario, finanziario e assicurativo" del Servizio Affari Internazionali e del Servizio Studi del Senato, pubblicato nel giugno 2023.

Informazioni e analisi sull'impatto anbientale della criptovaluta sono disponibili in uno studio pubblicato nell'ottobre 2023 dall'United Nations University.
Nel periodo 2020-2021, si legge nello studio dell'UNU, la rete globale di "mining" ha consumato 173,42 Terawattora di elettricità.
Ciò significa che se Bitcoin fosse un Paese, il suo consumo energetico sarebbe al 27° posto nel mondo, davanti al Pakistan, che ha una popolazione di oltre 230 milioni di persone.
L'impronta di carbonio risultante è equivalente a quella della combustione di 38 milioni di tonnellate di carbone o del funzionamento di 190 centrali elettriche a gas naturale. Per compensare queste immissioni di CO2, si dovrebbero piantare 3,9 miliardi di alberi, coprendo un'area pari a quella dei Paesi Bassi, della Svizzera o della Danimarca o al 7% della foresta amazzonica.

Il 10 gennaio, la Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense ha approvato la quotazione e la negoziazione di una serie di ETP (exchange traded product) per i Bitcoin. Per i sostenitori della moneta virtuale, l'approvazione formale della SEC conferma che gli investimenti di questo tipo sono sicuri e che le quotazioni attuali sono la prova di un trionfo inarrestabile.
La criptovaluta è passata da poco meno di 17.000 dollari del dicembre 2022 a più di 52.000 dollari delle quotazioni attuali. Per questo, i piccoli investitori stanno tornando ad interessarsi alla moneta virtuale, anche se non si sono ancora lanciati a capofitto come fecero tre anni fa.

Ma in Bce hanno maturato convinzioni opposte e affermano, senza mezzi termini: il valore reale del Bitcoin è ancora pari a zero. Non solo: un nuovo ciclo di rilanci del valore di questa pseudo-moneta è una prospettiva disastrosa per la società nel suo complesso, con danni collaterali enormi, compresi quelli ambientali e per la ridistribuzione finale della ricchezza che sarà ai danni degli investitori meno avvertiti.
È quanto si legge in un articolo pubblicato dal blog della Banca centrale europea.

I due autori dell'articolo - Ulrich Bindseil, direttore generale del dipartimento "Market Infrastructure & Payments" della Bce, e Jürgen Schaaf, consigliere dello stesso dipartimento - elencano controindicazioni e rischi degli investimenti in Bitcoin:

  • Le transazioni sono tuttora difficili, lente e costose. Al di fuori della darknet (la parte "oscura" del Web utilizzata per le attività criminali), il Bitcoin non viene quasi mai utilizzato per i pagamenti. Le iniziative di regolamentazione per combatterne l'uso su larga scala da parte dei criminali non hanno avuto successo. Nemmeno la piena sponsorizzazione da parte del governo di El Salvador - che ha concesso lo status di moneta a corso legale e ha cercato di dare il via alla diffusione su larga scala attraverso un regalo iniziale di 30 dollari in bitcoin ai cittadini - è riuscita a farlo diventare un mezzo di pagamento di successo.
  • Il Bitcoin non è adatto come investimento: non genera alcun flusso di cassa (a differenza degli immobili) o dividendi (azioni), non può essere utilizzato in modo produttivo (materie prime) e non offre alcun beneficio sociale (oro, gioielli) o apprezzamento soggettivo basato sul talento personale (opere d'arte).

Riguardo alla decisione della SEC statunitense, i due autori del blog ricordano che non è mai mancata la possibilità di speculare con il Bitcoin. Piuttosto, va ribadito che si tratta solo di speculazione, non di reali investimenti. Infine, è incredibilmente ironico che la criptovaluta - che si era prefissata di superare il demonizzato sistema finanziario tradizionale - abbia bisogno di intermediari convenzionali per diffondersi a un gruppo più ampio di investitori.

Le criptovalute restano lo strumento preferito per il finanziamento del terrorismo, il riciclaggio di denaro e per le azioni di pirateria informatica (ransomware). La "domanda" in questi settori è grande ed è sempre in crescita.
Il blog della Bce ricorda che nel 2022 sono stati calcolati 23,8 miliardi di dollari in criptovalute, a causa del riciclaggio di denaro nel mondo digitale, con un aumento del 68% rispetto all'anno precedente. Circa la metà di questi fondi è stata convogliata attraverso i meccanismi di scambio tradizionali che, nonostante le misure di sicurezza, fungono da tramite per convertire le criptovalute in denaro contante.
Inoltre, le criptovalute continuano ad essere il mezzo preferito per i pagamenti dei ransomware, con attacchi a ospedali, scuole e uffici governativi che hanno fruttato 1,1 miliardi di dollari nel 2023, rispetto ai 567 milioni di dollari del 2022.