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Il Presidente: Discorsi

Convegno "Verso la Liberazione. Roma in guerra tra occupazione, antifascismo e Resistenza armata 1943-44"

Discorso pronunciato dal Presidente del Senato, Pietro Grasso, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani

Autorità, gentili ospiti,
è con vivo orgoglio che oggi inauguro il convegno "Verso la Liberazione. Roma in guerra tra occupazione, antifascismo e Resistenza armata 1943-44", promosso in occasione del 70mo anniversario della Liberazione di Roma, e dedicato ad una riflessione sulle esperienze e sui vissuti della Resistenza romana.
Le voci e le testimonianze che, nella giornata di oggi e in quella di domani, animeranno questo convegno di studi ci accompagneranno nel ricordo della vita quotidiana di chi abitava nella "città aperta" e ci faranno rievocare - attraverso il vissuto individuale e sociale - la scelta di chi si impegnò nella Resistenza.

Vorrei ringraziare Sergio Zavoli, presidente della Commissione per la Biblioteca e l'Archivio storico del Senato per aver pensato e realizzato questo incontro di studio ed anche per la scelta - per molti versi coraggiosa - di un programma di studio estremamente articolato ed interdisciplinare. Saluto i relatori d'eccezione che ci faranno rivivere la Roma del 1943-1944, ringraziandoli per la loro presenza e per la loro adesione a questa iniziativa.
Un file rouge unisce idealmente le cinque sessioni del convegno. E' la ricerca della Roma nascosta, della Roma vissuta, di quella Roma che, al di là delle lotte interne, della violenze e delle stragi, vive delle scelte e delle esperienze di ogni giorno. Una Roma fatta di tanti volti e di tante voci, animata dalle storie personali degli uomini e delle donne che in prima persona, per convinzioni ideologiche o semplicemente per spirito di autodifesa, si trovarono a combattere una comune battaglia per la libertà.

La Resistenza romana, a differenza dei movimenti radicatisi in altre aree del paese, presenta un carattere di spontaneità e una capillarità per molti versi eccezionali, frutto delle iniziative promosse, ora con spirito solidaristico, ora per intenti di lotta aperta al nemico, da famiglie o addirittura da singoli.
Penso alla storia, tragicamente simbolica, di Teresa Gullace che "Madre di cinque figli ed alle soglie di una nuova maternità" - come recitano le motivazioni della Medaglia al valor civile conferitale nel 1977 dal Presidente della Repubblica, Giovanni Leone - "non esitava ad accorrere presso il marito imprigionato dai nazisti, nel nobile intento di portargli conforto e speranza. Mentre invocava con coraggiosa fermezza la liberazione del coniuge, veniva barbaramente uccisa da un soldato tedesco". Il martirio di Teresa, che Anna Magnani ci ha fatto rivivere con il personaggio di Pina in "Roma città aperta", non è però caduto invano; in molti, animati tra gli altri anche da Pietro Ingrao, hanno reagito a questa barbarie, ribellandosi all'idea di dover perdere la propria fertilità, di dover rinunciare al futuro della propria terra.

Queste singole storie hanno uno straordinario valore simbolico che le rende oggi più che mai attuali. Ci insegnano che la lotta contro le tante ragioni di sopraffazione e di "occupazione" in senso lato che oggi affannano il nostro quotidiano - penso alla criminalità organizzata, all'illegalità diffusa, alla disoccupazione dilagante, alla disaffezione nei confronti della politica - possono essere combattute solo con un movimento di popolo che nasce dalle coscienze di ognuno di noi. I romani che nel 1943-1944 combatterono la loro lotta per la libertà ci invitano a risvegliarci dal torpore collettivo che, oggi, induce a pensare che la lotta alle mafie, il contrasto dell'evasione fiscale, la resistenza a favoritismi, atteggiamenti clientelari, situazioni di conflitto di interesse e corruzione siano battaglie utopistiche. Forse anche l'antifascismo e la resistenza al nazismo potevano sembrano pura utopia a fronte di una città dilaniata dall'occupazione straniera e dalla guerra civile. Eppure, la fede, la dedizione e l'impegno dei tanti romani e non romani, che in quella battaglia seppero mettere i propri ideali e il proprio coraggio, contribuirono a costituire un esercito civile capace di abbattere il nemico interno.

Mi auguro che questo 70° anniversario ci consenta non solo di rinnovare il valore simbolico della Resistenza romana, ma anche di riscoprire le testimonianze di vita dei tanti martiri e dei tanti eroi civili che ne hanno segnato la storia.
In questa prospettiva, è importante che, attraverso la memoria, soprattutto i giovani possano riscoprire quella passione per la dimensione politica, per gli ideali ed i valori che essa porta con sé, che ha animato la vita di molti protagonisti della Resistenza romana.
Concludo osservando che questo convegno è stato reso possibile anche grazie ai fondi archivistici appartenenti ad alcuni tra i più noti militanti dei Gruppi di Azione Patriottica - da Franco Calamandrei a Maria Teresa Regard, da Rosario Bentivegna a Carla Capponi - che sono stati donati al Senato.
Tutto il materiale dei cosiddetti fondi dei "Gappisti" - 365 fascicoli di documenti, 127 tra diari, agende e quaderni, 16 interviste audio e video - è stato digitalizzato ed è consultabile in Rete nella sezione "Archivi on-line" dell'Archivio storico del Senato.

La scelta di rendere fruibile questa documentazione storica anche attraverso le tecnologie informatiche rappresenta un passaggio di fondamentale di importanza per renderne partecipi anche le nuove generazioni. Sono certo che il Senato saprà cogliere con coraggio - e il convegno di oggi lo conferma - questa sfida culturale, investendo ogni giorno, attraverso il lavoro della Biblioteca e dell'Archivio storico, in quell'attività informativa e documentale che è essenziale per plasmare, attraverso la conoscenza del passato, una società attenta e consapevole.



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