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Il Presidente: Discorsi

Convegno "L'Italia e le vie della seta", organizzato da Limes e dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane in occasione dell'uscita del volume Cina-Usa, la sfida

Intervento del Presidente del Senato, Pietro Grasso, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani

Gentili ospiti, caro Direttore Caracciolo, cari amici,
ho molto piacere di potere rinnovare la bella e importante consuetudine di questa legislatura di ospitare in Senato alcuni incontri promossi dalla Rivista di Geopolitica Limes, un luogo autorevole e plurale di riflessione sui nostri tempi e sul ruolo del nostro Paese nel mondo. Il convegno di oggi prende spunto dal numero in edicola della Rivista, dedicato ai rapporti geopolitici fra la Cina e gli Stati Uniti, e intende soffermarsi su un tema estremamente importante per l'Italia: la partecipazione al progetto infrastrutturale lanciato nel novembre 2013 dal Presidente Xi Jinping per la costruzione di una "Nuova via della seta", ribattezzato nel novembre successivo, "Una cintura, una via". Com'è noto, il grande progetto si propone di connettere la Cina con i Paesi dell'Asia Centrale e dell'Europa per rinsaldare i legami economici e commerciali con i mercati interessati, attraverso un asse terrestre-ferroviario e uno marittimo che avrebbero entrambi conclusione a Venezia e saranno sostenuti da un fondo di quaranta miliardi di dollari.

Il tema è molto interessante e ho avuto modo di approfondirlo e discuterlo con il Primo Ministro, i Presidenti del Parlamento e altri interlocutori in occasione del mio viaggio in Cina alla fine del 2015, che mi ha anche permesso di conoscere meglio la realtà economica, culturale e sociale di quel grande Paese. Già allora espressi l'apprezzamento e l'interesse italiano per il progetto delle "vie della seta" ed ebbi modo di segnalare che l'Italia è senza dubbio nella migliore posizione, geografica, culturale e storica, per agire da ponte fra la Cina e l'Europa. Un ruolo accresciuto perché, nel momento attuale, i possibili cambiamenti che nel commercio mondiale si potrebbero determinare con le politiche della nuova amministrazione americana e il tramonto della Trans-Pacific Partnership, chiamano l'Unione europea ad una relazione economico-commerciale privilegiata con il partner cinese. Mi sembra poi di un certo interesse la recente notizia di un'attività di verifica in corso da parte della Commissione europea su un recente accordo siglato fra i governi ungherese e cinese per la costruzione di una ferrovia ad alta velocità fra Belgrado e Budapest che sarebbe uno degli anelli di connessione del porto del Pireo, cuore del progetto cinese, al mercato europeo.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in questi giorni è in visita in Cina e, dopo un ciclo di reciproche visite di alto livello, sta segnando un nuovo capitolo nelle relazioni sino-italiane. Il Presidente della Repubblica ieri ha sottolineato che l'Italia intende concorrere alla costruzione della via della seta e intraprendere una "collaborazione autenticamente a tutto campo" con la Cina, auspicando anche che prosegua una politica di progressiva apertura economica che faciliti l'accesso degli operatori stranieri al mercato cinese. A me sembra che questo sia il momento, non più rinviabile, di operare delle scelte di merito: è necessario individuare un porto italiano che diventi il terminale del grande progetto, lavorando sulla connessione delle reti di trasporto e infrastrutturali. Questa è un'occasione cruciale di sviluppo economico e di consolidamento del rilievo geopolitico del Paese.

Concludo. Nell'atmosfera così turbolenta di questi mesi la politica appare spesso più interessata alle proprie vicende e ai prossimi impegni elettorali, piuttosto che alle difficoltà, ai diritti e alle aspirazioni dei cittadini. La complessità del quadro internazionale e i problemi sistemici interni ci impongono al contrario di pensare strategicamente, approfondendo e analizzando tutte le opportunità di sviluppo e programmando nel medio periodo la nostra posizione geopolitica ed economica in Europa e nel mondo. Pensare al futuro del Paese è il dovere più importante, ma anche più negletto della politica. Per questo nelle ultime settimane ho sostenuto la necessità che la legislatura si completi nei tempi naturali per discutere e approvare in Parlamento i tanti provvedimenti che riguardano la vita quotidiana delle persone e delle imprese, e una legge elettorale omogenea per le due Camere. Faccio richiamo al senso di responsabilità di tutte le forze politiche perché si dia modo al Governo di lavorare, anche in vista dei prossimi, impegnativi appuntamenti internazionali, con la serenità necessaria a programmare il lavoro in un orizzonte temporale che porti al 2018. L'atmosfera di incertezza che si respira danneggia non solo il Governo, ma soprattutto il Paese e la sua proiezione internazionale. Ribadisco la mia fiducia nelle potenzialità del Presidente Gentiloni e del Governo e auspico che i dicasteri competenti affrontino con determinazione le varie questioni pendenti sul ruolo italiano nel progetto delle "nuove vie della seta", che concorrerà a definire il nostro futuro economico e geopolitico.

A tutti voi auguro buona prosecuzione. Grazie.



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