Pubblicato il 25 febbraio 2010, nella seduta n. 342
D'ALI' , POSSA , FLUTTERO , VICECONTE , IZZO , SIBILIA , NESPOLI , VETRELLA , CARRARA , MALAN , MONTI , LEONI
Il Senato,
considerati gli esiti della Conferenza sul clima COP 15 (incontro tra i 192 Paesi tenutasi a Copenhagen dal 4 al 15 dicembre 2009);
considerato che il dibattito scientifico nelle ultime settimane ha registrato ulteriori momenti di approfondimento e chiarimento dai quali sono emerse nuove criticità sulla affidabilità dei rapporti dell'Intergovernmental panel on climate change (IPCC) sul cosiddetto riscaldamento globale, in questi ultimi anni alla base delle risoluzioni dell'ONU, del G8 e dell'Unione europea in ordine alle politiche ambientali ed in particolare alla base di accordi straordinariamente impegnativi nell'ambito dei quali l'Italia ha assunto obbiettivi ed oneri estremamente penalizzanti;
valutato che:
queste criticità investono anche la serietà e la correttezza nella divulgazione dei dati forniti dall'IPCC, nonché la moralità di alcuni suoi principali esponenti;
l'Unione europea in materia ambientale ha adottato senza la minima incertezza le tesi catastrofiste basate sui contenuti dei rapporti ONU-IPCC e di alcuni studiosi inglesi alle quali gli altri Governi si sono acriticamente accodati condividendo analisi, oggi rivelatesi errate e non sufficientemente supportate dal dato scientifico;
considerato che:
il Governo italiano, con il personale intervento del Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi al vertice dell'Unione europea di Bruxelles del dicembre 2008, ha ottenuto una clausola che stabilisce che nel marzo 2010 (dopo ed a seguito della COP 15) si dovrà procedere ad una revisione del cosiddetto "Accordo del 20-20-20", a suo tempo stipulato solamente dagli Stati europei, come già avvenne per il protocollo di Kyoto;
la mancata adesione dei Paesi maggiori produttori di inquinamento ha reso scarsamente rilevante l'impegno europeo ai fini del contenimento a livello globale delle emissioni di CO2, ove mai tale contenimento sia veramente in grado di influire sulle dinamiche climatiche della Terra;
l'attivazione di tale clausola costituisce l'unica occasione istituzionale in sede di Unione europea per rivedere la politica degli obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 e di sviluppo delle fonti rinnovabili e dei risvolti sanzionatori del loro eventuale non mancato rispetto;
il dato scientifico che oggi emerge e la manifesta volontà dei grandi Paesi (USA, Cina, India, Messico, Brasile, Sud Africa) emittenti di CO2 i quali hanno chiaramente indicato di voler seguire proprie politiche climatiche autonome e non vincolanti in sede internazionale,
impegna il Governo:
a promuovere in sede ONU la revisione degli assetti degli organi preposti alle determinazioni delle strategie ambientali, in particolare l'avvicendamento del Presidente dell'IPCC dott. Pachauri e del commissario De Boer, osservando che: il primo si è manifestatamene rivelato quantomeno fazioso e inaffidabile nella gestione di un ruolo di estrema importanza, tanto da indurre in errore lo stesso segretario generale dell'ONU e comunque i Governi degli Stati membri, mentre il secondo ha dimostrato di non saper gestire la delicata e complessa vicenda delle intese internazionali, continuando ad individuare l'oggetto di possibili accordi utili ed indispensabili a fronteggiare le emergenze planetarie ambientali solamente sulla riduzione della CO2, piuttosto che su vere e concretamente affrontabili questioni quali la deforestazione, l'inquinamento marino, l'inquinamento da residui tossici, l'inquinamento dei rifiuti solidi urbani, temi tutti sui quali si sarebbe potuto invece discutere e raggiungere proficue intese in sede di conferenza COP 15;
a chiedere la riorganizzazione dell'IPCC riconducendolo, come all'origine della sua costituzione, ad un vero organo scientifico dedicato unicamente alla molto complessa problematica dei cambiamenti climatici, sgombrandolo quindi dall'immotivata interferenza di altre discipline;
a promuovere nell'ambito di tale organismo una maggiore e più qualificata presenza per l'Italia;
a richiedere l'attivazione in sede di Unione europea della richiamata clausola Berlusconi nel senso di dichiarare decaduto, in quanto non più utile, l'Accordo del 20-20-20 e chiederne la sostituzione con un nuovo accordo che meglio risponda al dato scientifico, che riveda gli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 su livelli per l'Italia più equilibrati rispetto a quelli assunti dagli altri Stati membri aderenti ed in linea con quelli assunti autonomamente da Usa, Cina, India, Sud Africa, Brasile e Messico, Paesi maggiormente protagonisti dei consumi di energia mondiali e che certamente possono essere coinvolti con nuove modalità di intesa, e che riveda altresì i gravosissimi impegni connessi con gli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili;
ad adoperarsi affinché la politica ambientale dell'Unione europea abbandoni la linea sinora imposta in particolare dagli inglesi, dai tedeschi e dai Commissari europei all'ambiente succedutisi nel tempo, anch'essa basata sui dati rivelatisi inesatti dell'IPCC e che ha condotto ai trattati di Kyoto e del 20-20-20 ed al fallimento della Conferenza COP 15, linea peraltro già ufficialmente censurata dal Senato in sede di esame di specifiche mozioni sul clima e non adeguatamente seguita in occasione di molti incontri internazionali;
ad adoperarsi affinché la politica dell'Unione europea si incentri su emergenze planetarie concretamente affrontabili nell'elaborazione di progetti che contengano ragionevoli certezze sul rapporto costi/benefici (ad esempio deforestazione, lotta agli inquinanti, lotta all'inquinamento marino, eliminazione dei rifiuti tossici, smaltimento dei rifiuti, risparmio energetico);
a promuovere iniziative in sede internazionale di attività di vero approfondimento e di vera ricerca scientifica sul tema dei cambiamenti climatici, sulla loro reale consistenza e sulle loro eventuali cause e sulla loro prevedibile evoluzione;
ad adoperarsi affinché tali ricerche vengano svolte anche in sede dell'Unione per il Mediterraneo con specifico riferimento all'area euro-mediterranea;
a valutare l'opportunità di sospendere, promuovendo una fase di comune riflessione, alcuni progetti internazionali di particolare impegno di spesa, tanto nell'attivazione quanto nella gestione, che sono stati presentati sulla base dei dati e delle previsioni fornite dall'IPCC al contesto politico internazionale, dati rivelatisi poi errati se non addirittura infondati.