Atto n. 4-02484

Pubblicato il 19 novembre 2019, nella seduta n. 166

DE BONIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute. -

Premesso che:

tra recenti articoli di stampa, "il Fatto Quotidiano" del 9 novembre 2019 titola "Ilva ha venduto le polveri velenose come concimi";

viene descritto che nel febbraio 2004, davanti all'Ilva di Taranto, si presentava un camion con rimorchio, inviato dalla ditta Ecofert Europe, per prelevare dei sacchi di "sfridi potassici", autorizzato ad entrare nello stabilimento dell'Ilva e ad effettuare la "consueta tara";

la Ecofert Europe è una società pugliese che si occupa di concimi. Secondo il luogotenente della Guardia di finanza, Roberto Mariani, sentito come teste il 9 settembre 2019, "di sacconi che contenevano 'sfridi potassici', la Ecofert ne avrebbe acquistati per almeno mille tonnellate. Non si sa se e come li abbia poi utilizzati ma, secondo la Procura di Taranto e la Guardia di finanza, quello che è sicuro è che non era concime, bensì si trattava di rifiuti pericolosi";

la scoperta è avvenuta quando il 5 aprile 2019 gli investigatori hanno ricevuto la documentazione pervenuta dalla società ArcelorMittal, secondo la quale, durante le udienze del processo tarantino che ha visto imputati i Riva e altre 42 persone, si evinceva dal contenuto delle fatture che si trattava di concime, ossia un agglomerato pericoloso che usciva dagli stabilimenti dell'Ilva come concime;

un'informativa della Guardia di finanza del 25 giugno aveva evidenziato che "già nel 2005 erano stati riscontrati nelle polveri Meep (nome dell'elettrofiltro) i primi casi di superamento dei valori limite del piombo e (…) in una sola occasione, quelli del tellurio (cancerogeno). L'aumento consistente del piombo è stato riscontrato a partire dal 2008. In ragione del piombo, anche se in sommatoria con altri metalli pesanti, dal 2010 al 2013 la caratteristica di pericolo è stata estesa anche alla ecotossicità. I risultati dei test (…) hanno evidenziato, a partire dal 2005, rapporti di prova con valori tali da escludere la possibilità di conferire in discarica interna (…) le polveri degli elettrofiltri (…) a causa dei parametri critici di piombo e selenio e, in casi minori, cadmio, rame e cianuri";

prima di venderle come "concime", l'Ilva aveva provato a smaltire tali polveri Meep al suo interno, ma pare che il riciclo nel processo produttivo non andasse bene. Così sono stati caricati su camion e diretti verso certe ditte. Si legge ancora nell'informativa che "per le polveri Meep fu effettuato il tentativo di reimmetterle direttamente all'interno del circuito. Le prove durarono solo qualche mese, tra il 1999 e il 2000, ma non fornirono esito positivo. Fu deciso di scaricare le polveri in una betoniera per avviarle a smaltimento in stato fangoso". Poi, arriva la vendita: "L'Ilva provvedeva alla cessione di polveri Meep sotto forma di 'sfridi potassici' nei confronti delle società Chimsider Logistica e Servizi Srl e Ecofert Europe Srl. Le fatture commerciali (…) avevano quale oggetto: 'concime minerale semplice - sali misti di potassio - ossido di potassio'. Sembrerebbe di capire che il processo produttivo dell'agglomerato generasse direttamente un concime che, come tale, non necessitava di ulteriori lavorazioni";

per quanto possa sembrare incredibile, stando agli atti d'indagine, l'Ilva ha venduto polveri contenenti piombo, selenio, cadmio, rame e cianuri come concime pronto per l'utilizzo. E le società Chimsider Logistica ed Ecofert Europe le hanno acquistate;

ancora, secondo "il Fatto Quotidiano", "Vincenzo Musolino, funzionario di Arpa Puglia, ha evidenziato che sebbene le polveri avessero un contenuto rilevante di potassio, non poteva essere trascurata la presenza di altri metalli che di fatto le rendevano pericolose. Secondo gli investigatori, utilizzate come concime minerale, le polveri Meep avrebbero potuto contaminare terreni, falde e coltivazioni". Non solo: "Le conseguenze potevano interessare anche la salute degli operatori addetti alla manipolazione" e "Non è da escludere che le modalità con le quali sono state gestite le polveri degli elettrofiltri Esp e Meep, possano aver provocato nocumento alla sicurezza e alla salute della cittadinanza". E ancora: "Anche per altre tipologie di rifiuti la gestione aziendale è stata verosimilmente la medesima",

si chiede di sapere:

se quanto riportato corrisponda al vero;

se i Ministri in indirizzo non ritengano estremamente inquietante che dal 2004 al 2018 siano state acquisite da aziende pugliesi polveri tossiche da utilizzare come concime minerale;

quali siano le aziende che hanno acquistato le polveri e dove siano state distribuite come concime.