Risposta all'interrogazione n. 4-06711
Fascicolo n.171
Risposta. - Il dialogo con i Paesi nord africani, primi fra tutti Libia, Tunisia e Egitto, costituisce obiettivo strategico del Governo.
Anche nel Consiglio GAI dell’8 marzo 2012, il Governo italiano ha riaffermato la necessità di ottenere, da parte dei Paesi terzi, risultati concreti ed efficaci nel controllo delle proprie frontiere marittime e terrestri.
È stata evidenziata l’importanza di qualunque possibile sinergia tra le iniziative nazionali e europee e quelle dell’agenzia Frontex, invitando quest’ultima ad accelerare la conclusione di accordi di cooperazione con i Paesi dell’area mediterranea.
In ogni caso, tutti gli accordi stipulati con i precedenti Governi della Tunisia, Libia ed Egitto e tuttora vigenti hanno sempre rispettato ampiamente le norme previste dal diritto internazionale, in particolare quelle riferite al rispetto dei diritti umani.
Nell’ambito delle iniziative condotte dall’Italia con la Tunisia, già all’indomani della crisi migratoria scaturita dalla situazione di instabilità politica che ha interessato il Mediterraneo meridionale, sono stati attuati mirati interventi sia sul fronte dell’assistenza tecnica (fornitura di equipaggiamenti e formazione della polizia tunisina addetta al controllo delle frontiere), sia sul posizionamento di mezzi aeronavali in prossimità delle acque territoriali tunisine per la sorveglianza delle rotte maggiormente utilizzate dagli immigrati per raggiungere la Sicilia, sia, infine, nella cooperazione con Tunisi per efficaci procedure di riammissione che hanno consentito di rimpatriare 4.583 tunisini. Attualmente le intese prevedono il rimpatrio di 60 tunisini a settimana con due distinti voli charter da 30 ciascuno.
Il 22 marzo 2012 il ministro Cancellieri si è recato in Tunisia dove ha incontrato i Ministri degli affari esteri e dell’interno tunisini. Nel corso dei colloqui è stata rivolta particolare attenzione ai temi dell’immigrazione, sia in riferimento ai flussi d’ingresso regolari, che a quelli di natura clandestina o comunque illegale, nonché al livello di collaborazione raggiunto.
La cooperazione operativa tra l’Italia e la Tunisia nel contrasto all’immigrazione via mare mediante l’impiego di unità navali della Marina militare nelle acque prospicienti le coste tunisine, terminata il 31 dicembre 2011, ha permesso di svolgere una funzione dissuasiva nei confronti dei natanti con a bordo clandestini, consentendo altresì l’intervento delle autorità locali prima che le imbarcazioni si trovassero in situazioni di pericolo.
Inoltre, il Ministero degli affari esteri sta definendo i termini di un accordo quadro con la Tunisia, di cui fanno parte integrante tre protocolli esecutivi, elaborati dalle amministrazioni competenti: per il contrasto all'immigrazione irregolare e alla tratta di esseri umani; la gestione delle migrazioni per motivi di lavoro; la circolazione delle persone e visti.
Il testo del primo protocollo è stato elaborato dal Ministero sulla falsariga del processo verbale firmato a Tunisi il 5 aprile 2011 dai Ministri dell’interno pro tempore dei due Paesi.
In particolare, viene previsto che: 1) la cooperazione tra l’Italia e la Tunisia, che si è consolidata con la firma del processo verbale, prosegua con lo sviluppo dei programmi di cooperazione economica, finanziaria e tecnica; 2) la cooperazione sia finalizzata al contrasto dell’immigrazione clandestina e delle organizzazioni che gestiscono la tratta di esseri umani, con spirito di solidarietà; 3) il rafforzamento della cooperazione sia attuato attraverso lo scambio di informazioni, l’attività formativa e la fornitura di attrezzature e mezzi tecnici; 4) l’Italia proceda al rinnovo totale o parziale dei materiali e alla loro manutenzione, con la prospettiva di creare in Tunisia un centro di formazione professionale nautico; 5) l’Italia provveda al rimpatrio dei tunisini giunti irregolarmente dopo il 5 aprile 2011 attraverso una procedura semplificata, utilizzando vettori charter (nel limite massimo di 2 voli a settimana ciascuno dei quali con 30 persone); 6) sia comunque possibile, nei casi di straordinaria necessità e urgenza, aumentare il numero delle persone da rimpatriare ogni settimana; 7) sia possibile avvalersi di reciproci punti di contatto per scambiare in tempo reale ogni utile informazione operativa con l’utilizzo di ufficiali di collegamento e di collegamenti telematici.
Con l’inizio della crisi libica tutte le attività di collaborazione con tale Paese, basate in particolare sul protocollo del 4 febbraio 2009, che prevedeva pattugliamenti marittimi, e sul protocollo aggiuntivo tecnico-operativo, sono state sospese.
Il 3 aprile 2012 il ministro Cancellieri si è recato in Libia dove ha avuto una serie di colloqui con il primo Ministro e i Ministri degli affari esteri e dell'interno di quel Paese.
La missione in Libia, la prima di un Ministro dell’interno europeo dopo le rivolte, è stata l’occasione per l’avvio di una nuova fase di cooperazione tra i due Paesi soprattutto con riferimento al settore migratorio e alla lotta alle organizzazioni criminali che sfruttano le condizioni di bisogno dei migranti.
Nel corso dei colloqui è stata sottoscritta un’intesa che prevede iniziative di collaborazione in materia di sicurezza ed in particolare nel contrasto alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico dei migranti e di formazione per le forze di polizia, per il controllo delle coste e il rafforzamento della sorveglianza delle frontiere libiche, per favorire il rientro volontario dei migranti nei Paesi di origine anche in collaborazione con l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM), e per la realizzazione di un sistema di gestione dei dati per l’anagrafe civile.
Nel documento sottoscritto viene altresì sottolineato il riferimento alla Convenzione ONU contro la criminalità organizzata transnazionale, firmata a Palermo il 12 dicembre 2000 e alla dichiarazione politica di Tripoli, firmata il 21 gennaio 2012.
Peraltro, erano già in corso una serie di iniziative per il ripristino di misure di cooperazione con il nuovo Governo libico per le quali è stato costituito, presso il Ministero dell’interno, un tavolo tecnico di coordinamento.
In particolare, un funzionario della Direzione centrale dell’immigrazione, che aveva già espletato le funzioni di “esperto immigrazione” in Libia e il cui incarico era stato sospeso a seguito delle note vicende belliche, ha svolto, sino al 30 dicembre 2011, una missione esplorativa richiesta dal Ministero degli affari esteri per verificare le condizioni di sicurezza in quell’area ed avviare i primi contatti con le autorità libiche.
Lo stesso funzionario, poi, è stato nominato a capo di un gruppo di esperti selezionati tra i Paesi membri dell’Unione europea, e dal 6 gennaio 2012 si trova in Libia per una missione finalizzata a verificare le specifiche esigenze del Paese nel settore delle frontiere, la cui conclusione è prevista per il prossimo 31 maggio.
Dal 12 al 14 dicembre 2011, una missione italiana interministeriale ha incontrato una delegazione del nuovo Governo, fornendo assicurazioni sulla volontà di ripristinare la cooperazione bilaterale, con particolare riferimento ai seguenti settori prioritari ed incardinati nella collaborazione prevista dal Ministero: formazione professionale; sistema "carta regionale dei servizi" (CRS); progetto "Sahara Med"; centro polifunzionale di Kufra; pattugliamento marittimo congiunto; DNA riconoscimento cadaveri.
È, tra l’altro, previsto l’allestimento, in Libia, di un centro per il falso documentale, la cui sede sarà presso l’ufficio dell’esperto italiano all’ambasciata d’Italia a Tripoli ed un centro di addestramento nautico. Inoltre, è in definizione la previsione di aprire un “ufficio d’amicizia” tra la polizia dei due Paesi, a Bengasi ed a Misurata, con la possibilità di ricostituirne uno anche in Italia da parte libica.
Nell’ambito del ripristino delle misure di cooperazione con il nuovo Governo libico particolare importanza assume l’attività di riorganizzazione delle forze di polizia civili, attraverso corsi di formazione per il personale dirigente e per “formatori”.
A tale proposito sono già stati organizzati dal Dipartimento della pubblica sicurezza una serie di corsi indirizzati alle “nuove forze di polizia libiche”.
Il 12 marzo 2012 sono giunti in Italia 24 frequentatori libici, avviati al corso di “tecniche di polizia scientifica”, della durata di tre settimane, organizzato presso la scuola per ispettori di Nettuno (Roma).
Si è in attesa di riavviare, in accordo con la Commissione europea il progetto "Sahara Med", nato per la prevenzione e la gestione dei flussi migratori irregolari dal deserto del Sahara al mar Mediterraneo e finalizzato a migliorare le capacità tecnico-operative delle forze di polizia della Libia, sia in mare che sulla terraferma. Come noto il progetto, cofinanziato dall’Unione europea ed avviato nel febbraio 2010 dal Dipartimento di pubblica sicurezza, era stato sospeso per gli eventi bellici.
Quanto allo stato della collaborazione in materia migratoria e agli accordi e alle intese tra l’Italia e l’Egitto, il 18 giugno 2000 i due Governi hanno sottoscritto, a Il Cairo, l’accordo per la cooperazione di polizia nella lotta contro la criminalità organizzata ed il terrorismo, che riguarda anche il contrasto dell’immigrazione clandestina e della tratta di esseri umani. Il 29 novembre 2005 è stato firmato, a Il Cairo, l’accordo in materia di lavoro.
Il 9 gennaio 2007 è stato firmato, a Roma, l’accordo di cooperazione fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica araba di Egitto in materia di riammissione con il relativo protocollo esecutivo. L’accordo è entrato in vigore il 25 aprile 2008.
Il 22 dicembre 2009 è stato firmato il memorandum d’intesa in materia di cooperazione bilaterale, atto a favorire il contenimento del fenomeno migratorio dei minori egiziani non accompagnati verso l’Italia.
Il 30 maggio 2011, l’ambasciatore d’Italia a Il Cairo ha informato il Ministro dell’interno circa gli esiti dei suoi reiterati colloqui con quel Ministro dell’interno, nel corso dei quali da parte egiziana è stato auspicato un intervento forte dell’Italia a sostegno dell’Egitto, per contribuire alla ricostruzione di una polizia moderna ed efficiente.
Con fondi di bilancio destinati alla cooperazione internazionale sono stati acquistati 30 personal computer con tastiera araba, 30 stampanti, 10 scanner e 30 metaldetector palmari. È, altresì, in corso la procedura per l’acquisto di 6 fuoristrada e 6 pick up per il pattugliamento in zone desertiche.
Il 21 giugno 2011, il Direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere ha incontrato l’ambasciatore della Repubblica d’Egitto a Roma, al fine di proseguire la cooperazione di polizia tra i due Paesi in tema di lotta all’immigrazione clandestina, che ha consentito, nel solo 2011, il rimpatrio di 1.662 connazionali, di cui 1.162 nell’immediatezza dello sbarco.
L’attività di cooperazione ha consentito, dall’inizio del 2012, di rimpatriare 155 egiziani, nei momenti successivi al loro ingresso illegale via mare.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno
RUPERTO