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Mercoledì 15 Gennaio 2020 - 181ª Seduta pubblica

(La seduta ha inizio alle ore 11:36)

Il Ministro degli affari esteri Di Maio ha reso un'informativa sull'attuale scenario internazionale, con particolare riferimento alla situazione in Iran, Iraq e Libia. L'instabilità diffusa in Iran, Iraq e Libia, ma anche in Siria e Yemen, toccano l'interesse nazionale per la sicurezza (flussi migratori, terrorismo), gli interessi economici (forniture energetiche e penetrazione delle imprese) e il ruolo geopolitico dell'Italia. Rispetto alla Libia, dove il conflitto interno si è trasformato in una guerra per procura tra potenze straniere, l'Italia ha fatto la sua parte per il raggiungimento del cessate il fuoco, ha avuto contatti bilaterali con Turchia e Russia, colloqui con il generale Haftar e Serraj, ma anche con i Paesi confinanti della Libia, è stata presente a tutti i tavoli di confronto, adoperandosi per il coinvolgimento della comunità internazionale e per un coordinamento europeo che ha avuto un primo risultato nella convocazione della Conferenza di Berlino. Cinque le linee guida del Governo: l'impraticabilità della soluzione militare; la riapertura del dialogo sotto l'egida dell'Onu; la fine di ogni ingerenza esterna; l'unità, sovranità e stabilità territoriale della Libia; l'inclusività dell'accordo. La Conferenza di Berlino dovrà definire il monitoraggio della tregua, l'embargo delle armi, il sostegno alle riforme, la fine delle ingerenze esterne. Rispetto alle vicende che hanno riguardato Iran e Iraq, il Governo ha seguito quattro direttive: contenimento delle tensioni, tutela dei militari italiani, contrasto a Daesh, conferma dell'intesa sul nucleare. L'Italia, che può dare un contributo ad azioni equilibrate, rispetta la sovranità irachena, sostiene la prosecuzione dell'impegno della coalizione contro il terrorismo e chiede all'Iran piena luce sull'abbattimento dell'aereo ucraino.

Nella successiva discussione, il sen. Casini (Aut) ha evidenziato l'inconsistenza europea, la crisi del multilateralismo e il ritiro degli Usa; i sen. Vescovi, Emanuele Pellegrini e Iwobi (L-SP) hanno evidenziato il ruolo di puri spettatori dell'Italia e dell'Europa e hanno chiesto al Ministro di chiarire i rapporti con la Francia; le sen. Sbrollini e Garavaglia (IV) sarebbero favorevoli a un invio di forze Onu in Libia a condizione che si raggiunga un accordo; i sen. Romani e Malan (FI) ritengono che non si possa escludere un intervento sul territorio, hanno evidenziato le analogie tra la Siria e la Libia ponendo l'accento sulla divisione dei sunniti tra forze moderate e fratellanza musulmana; hanno chiesto al Ministro perché non abbia sottoscritto il documento che dichiara nullo l'accordo di continuità marittima tra Libia e Turchia; secondo i sen. Alfieri e Roberta Pinotti (PD) il Governo precedente ha sbagliato ad incentrare i rapporti con la Libia sulla questione migratoria, il disimpegno degli USA avrebbe dovuto essere compensato da una forte iniziativa unitaria europea; il sen. Ferrara e Petrocelli (M5S) hanno criticato l'azione unilaterale degli USA in Iraq, hanno evidenziato i danni economici derivanti all'Italia dalle sanzioni contro l'Iran, hanno espresso apprezzamento per la lucidità ed equilibro della politica estera italiana che mira ad evitare lo smembramento della Libia. La sen. De Petris (Misto-LeU) ha messo sull'accento sull'inversione della politica estera italiana che, abbandonata l'ossessione migratoria, ha ripreso una forte iniziativa diplomatica nel Mediterraneo: il modo principale per difendere gli interessi nazionali è far parlare l'Europa con una sola voce. Secondo i sen. Isabella Rauti e Urso (FdI) l'inconsistenza della politica estera riflette la marginalità dell'Italia e l'impotenza europea, manca chiarezza sulla guida di un eventuale intervento militare in Libia e sulla modalità di realizzare un possibile blocco navale.

(La seduta è terminata alle ore 14:20 )

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