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Mercoledì 10 Luglio 2019 - 131ª Seduta pubblica

(La seduta ha inizio alle ore 09:31)

Il Presidente di turno La Russa ha reso comunicazioni, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, in ordine ai ddl collegati alla manovra di finanza pubblica n. 1312, Deleghe in materia di spettacolo e per la modifica del codice dei beni culturali, e n. 1349, Delega al Governo per la semplificazione e la codificazione in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca: i testi non contengono disposizioni estranee all'oggetto, come definito dalla legislazione vigente.

L'Assemblea ha avviato l'esame del ddl costituzionale n. 214-515-805-B, Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari, approvato in prima deliberazione dal Senato e approvato senza modificazioni in prima deliberazione dalla Camera dei deputati.

Il relatore, sen Calderoli (L-SP), ha ricordato che lo scorso 9 maggio la Camera dei deputati ha approvato in prima deliberazione il ddl che rende concreta la prospettiva di una consistente riduzione del numero dei parlamentari. Non essendo stato modificato il testo licenziato in prima lettura al Senato, si può procedere in tempi rapidi alla seconda deliberazione. La prevista riduzione del numero complessivo dei parlamentari a 600, 400 deputati e 200 senatori, rappresenta una scelta ragionevole, condivisa dall'opinione pubblica e in linea con le altre democrazie occidentali; senza intaccare il principio di una rappresentatività ampia, si favorisce un miglioramento del procedimento decisionale delle Camere e si realizza un contenimento della spesa pubblica.

Alla discussione generale hanno preso parte i sen. Fantetti, Pagano, Paola Binetti, Malan, Alessandrina Lonardo, Dal Mas, Aimi, Caliendo, Anna Carmela Minuto, Cangini, Floris, Quagliariello, Gasparri, Vitali (FI-BP), Romano, Mollame, Castaldi (M5S), Paola Nugnes, De Falco, Martelli, Errani (Misto-LeU), Urso, Daniela Garnero Santanché (FdI), Parrini, Tatiana Rojc (PD) e Lanièce (Aut). Pur condividendo l'opportunità di intervenire sulla composizione del Parlamento, le opposizioni ritengono che modifiche capaci di produrre effetti sulla rappresentatività dovrebbero essere considerate in modo più organico. Ad avviso di FI, contrariamente al precedente tentativo di riforma nel 2005, il ddl non punta a migliorare la qualità e la speditezza dell'attività legislativa ma tende ad alimentare, con finalità demagogiche, sentimenti antipolitici. Misto-LeU, nel rimarcare l'atteggiamento controverso del Gruppo M5S, paventa il rischio che la sola riduzione dei parlamentari abbia effetti disfunzionali sull'attività, in particolare delle Commissioni. Dopo aver ricordato di essere stato tra i primi partiti a prefigurare una diversa composizione delle Camere, FdI ha espresso disappunto per il mancato accoglimento di modifiche quali l'elezione diretta del Capo dello Stato e l'eliminazione dei senatori a vita. Il Pd ha stigmatizzato un provvedimento che cerca un facile consenso senza affrontare il tema dell'efficienza e della differenziazione di funzioni delle Camere: la maggioranza non si interroga sui limiti del bicameralismo paritario e non consegue reali risparmi. Anche il Gruppo delle Autonomie, pur condividendo la ratio del provvedimento, ha auspicato una più ampia riforma in senso federale degli organi dello Stato.

Dopo la richiesta dei sen. Malan (FI-BP), Marcucci (PD) e Loredana De Petris (LeU) di anticipare ad oggi le dichiarazioni di voto e il voto finale, il Presidente ha convocato la Conferenza dei Capigruppo che ha confermato, a maggioranza, il calendario approvato ieri. Il seguito dell'esame del ddl è quindi rinviato a domani mattina.

(La seduta è terminata alle ore 15:54 )

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